Berlino, capitale della Grecia

Un mare di debiti

I greci hanno bisogno di soldi per evitare di dichiarare bancarotta. Hanno avuto una promessa da 45 miliardi di euro dai paesi dell’area Euro e dal Fmi e ora nell’imminenza di non poter rimborsare un bond da 8,5 miliardi chiedono di attivare quella linea di credito.

L’Europa dopo aver negoziato svogliatamente per mesi e dopo aver fatto una promessa con la manco tanto recondita idea di non mantenerla si trova a dover aprire i cordoni della borsa anche se, pare, i primi denari li metterà l’Fmi.

Vale la pena ricordare le perentorie dichiarazioni fatte a inizio anno dalla Presidenza spagnola di turno dell’Ue che negavano qualunque tipo di intervento.

Eppure – come saggiamente rileva oggi il ministro dell’Economia Tremonti – in Grecia bisogna intervenire perché l’incendio poi si propaga ai vicini. E Tremonti che conosce i conti pubblici italiani sa bene che anche il nostro Paese con il suo ingente debito pubblico potrebbe seguire la Grecia se i mercati dovessero cominciare ad avere dubbi sulla solvibilità e se non rifinanziassero i bond di volta in volta in scadenza. Certo le storie sono completamente diversa, ma la trama è assai simile. Quello che, invece, è più pericolosamente all’orizzonte è la situazione di Portogallo e Irlanda. Desidererei ricordare che fino a qualche mese l’Irlanda ci era stato portato come esempio virtuoso da seguire. Poi si è scoperto che l’economia di quel paese si era gonfiata non solo sulla capacità di attrarre investimenti con una bassa imposizione fiscale, ma soprattutto con i giochetti dei soliti noti della finanza e per il disinvolto credito concesso al settore dell’edilizia.

Dublin

I maghi della finanza continuano a girare liberamente con le loro valigette piene di uova di Pasqua e nessuno è interessato a fermarli: il progetto del presidente Usa Barack Obama di fissare qualche paletto trova ostacoli sempre maggiori e l’Europa si guarda bene da tentare di seguire l’esempio Usa. E però quando un paese dell’area Euro è vicino ala fallimento proprio grazie all’opera dei maghi della finanza e dei corrotti politici greci ci si vuole fermare agli intenti. I tedeschi soprattutto non vogliono cacciare un euro: per loro la pratica Grecia si chiude quando si chiudono le porte degli aerei che fanno la spola tra le austere città teutoniche e le soleggiate spiagge greche .

Quando si è trattato di ammettere la Grecia all’area Euro si sapeva di che pasta era fatta la classe dirigente greca e però interessava il mercato delle merci: invadere la Grecia con i propri prodotti andava bene (perché questa è l’idea dell’Euro di certi circoli economi tedeschi), comprare i bond greci a interessi generosi andava ancora meglio e ora si prende atto che la classe dirigente greca è corrotta e che i greci (che continuano a protestare contro il loro stesso fallimento!) sono superficiali.

Qualcuno dovrà spiegare ai tedeschi che grazie al metodo merci-debito l’Europa si è caricata paesi dell’ex blocco sovietico che più di un problema hanno portato all’Unione, ma hanno costituito e costituiscono appendici economiche teutoniche.

Quindi ora paghino per la Grecia, prima che parte la valanga e non si salva più nessuno. A cominciare dai vicini latini, per finire ai freddi calcolatori di Berlino.

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