La città è invincibile

Recentemente in un viaggio a Valencia mi è tornato in mente un libro visionario del 1983 “La città invincibile” (Franco Angeli, 1988) del geografo Jean Gottmann famoso per “Megalopolis”, 1961 t(rad. it. Megalopoli. Funzioni e relazioni di una pluri-città, edizione italiana a cura di Lucio Gambi, Torino, Einaudi, 1970).

Cosa scriveva Gottmann? Riassumo: la nuova pianificazione urbana dovrà essere una paziente costruzione d’insieme delle nuove regole della convivenza umana, rivolta ad assecondare e non a contrastare le tendenze più vive e dinamiche della nuova alba della storia, che ha sottratto l’uomo alla fatica e alla stretta dipendenza dalla natura, confidandogli ancora una volta la capacità di affrontare i problemi del suo tempo.

In un certo senso scrivendo nel 1983 del ruolo delle città nelle reti transnazionali, Gottman è un po’ il prequel – lontano 30 anni, ma il prequel – di Parag Khanna e del suo Connectography.

E cosa c’entra Valencia? A Valencia mi è parso di vedere nella realtà quello che scriveva Gottmann nel 1983. Ho visto una città che ha affrontato il disastro (l’inondazione del 1957) facendone un punto di ripartenza (lo spostamento del fiume Turia e la creazione del parco urbano da 9 chilometri sul vecchio letto), una città che si è immersa nella contemporaneità con l’ardimento di Calatrava. Valencia ha accettato la sfida del tempo.

Come Milano. Come le città che hanno capito che solo adeguandosi al tempo aprono una strada al futuro delle proprie comunità.

 

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