L’olio di Matteo Salvini e l’olio della Tunisia

La campagna elettorale è finita, quindi, sarebbe lecito attendersi non il ritorno della ragione ma almeno una diminuzione delle stupidaggini. Stasera Salvini in tv mostrando una bottiglia di olio calabrese ha annunciato che dirá a Bruxelles “non voglio olio tunisino sulle tavole, né arance del Marocco”.
Ora è il caso di spiegare a questo statista che:
1. L’Italia non produce olio a sufficienza per coprire il proprio consumo;
2. Che molti produttori italiani preferiscono vendere il prodotto all’estero dove supera i 20€/litro tanto che le bottiglie più diffuse sono quelle da un quarto!
3. L’olio della Tunisia non supera il 10 % dell’import totale
4. Che molte di quelle imprese del settore olivicolo che si lamentano sono le stesse che importano olio extra-Ue e lo imbottigliano stampando la pregevole etichetta “imbottigliato in Ue”
5. Che invece di pagare le giuste multe per l’iperproduzione di latte agli allevatori amici di Salvini, quelli di Vancimuglio, lo Stato avrebbe potuto aiutare le aziende olivicole del sud a diventare più grandi (e non come sono ora) e più organizzate.
Non voglio aggiungere che cosa significa per la sicurezza italiana aiutare l’economia tunisina per non urtare i pensatori Borghi e Bagnai.
Giusto due anni fa una quota straordinaria di import dalla Tunisia scatenò la protesta dell’intera politica italica, capitanata da un ex ministro dell’Agricoltura di un governo Prodi, De Castro. Erano 35mila tonnellate: un’onda di 70 grammi per cittadino europeo. Uno tsunami!

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