L’economia prossima ventura: Europa più ricca, ma conterà molto meno

Non saranno i dazi, né i muri a decidere l’economia prossima ventura.

L’economia prossima ventura è già decisa. Almeno fino al 2050. E a meno di cataclismi il percorso è bello e fatto. Così come pure gli affari già pianificati.

Perché se c’è una parte del mondo che pensa alle chiacchiere, un’altra – più pragmatica – opera per avere ruoli e, se possibile, protagonismi nei nuovi scenari.

Nel 2050 – secondo proiezioni PricewaterhouseCoopers – metà del Pil mondiale sarà in mano all’ E7, cioè i sette paesi delle economie emergenti (Cina, India, Indonesia, Brasile, Russia, Messico e Turchia): la sola Cina varrà il 20%.

Mentre gli Stati Uniti – con la migliore delle performance del cosiddetto G7 (Usa, Uk, Francia, Germania, Giappone, Canada e Italia) scenderanno al 12% e l’Unione Europea al 9%.

Non solo. Il Messico potrebbe avere un’economia più grande del Regno Unito e della Germania (in termini di potere di acquisto) e sei delle sette maggiori economie del mondo potrebbero essere i paesi emergenti.

Vietnam, India e Bangladesh nei prossimi anni saranno le economie in più rapida crescita del mondo. E anche il Regno Unito ha il potenziale di superare il tasso medio nell’UE-27 “dopo che è passato l’impatto della Brexit”.

Nel 2050, tuttavia, i paesi del G7 continueranno ad avere redditi medi più alti, ma i paesi emergenti faranno progressi tali da chiudere – entro il 2050 – questo gap.

C’è un però che pesa come un macigno: i paesi emergenti hanno strutture istituzionali arcaiche, corruzione elevata e molti dipendono eccessivamente dalle materie prime.

La loro crescita reale dipende dalla soluzione di questi problemi. E in fondo questi problem isono l’opportunità per tenere a galla il vecchio Occidente.

 

 

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