Le migrazioni e il caffè

Nella giornata mondiale del caffè, la tazzina di caffè ci aiuta a capire meglio di ogni altra cosa le difficoltà dell’Africa di affrancarsi da un’economia di rapina e di sfruttamento.

Cosa c’entra il caffè?

Questo grafico mostra l’andamento della produzione di caffè nel Mondo e in Africa. 

Nel 1961 in tutto il Mondo si producevano 4,5 milioni di sacchi di caffè (ciascun sacco contiene 60 chilogrammi), in Africa 870mila.

Nel 2014 nel Mondo se ne producevano 8,7, in Africa 1,1: cioè la produzione nel mondo è cresciuta del 94% (quasi raddoppiata), in Africa, in un mercato in grandissima espansione e consumi crescenti, solo del 27%.

Ancora più evidente è come la stabilità politica sia un fattore determinante: lo si vede nel grafico seguente. 

L’Uganda che a metà anni ’90 aveva nel caffè quasi il 100% delle esportazioni produce (2014) 220mila sacchi, quanti ne produceva nel 1970.

Il Vietnam che nel 1970 era in guerra (e produceva la miseria di 4.100 sacchi) ha scoperto a inizi anni ’90 il chicco e nel 2014 ne ha prodotti 1,4 milioni, divenendo il secondo paese produttore al mondo dopo il Brasile. Analogo l’andamento dell’Indonesia.

Così come il caso Colombia e la sua bizzarra guida politica rafforzano l’idea che senza stabilità non si va da nessuna parte.

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