Le cartoline di Donald

La furia trumpiana dell’America First ha travolto anche la posta.

Mr. Trump, prima di denunciare il trattato contro la proliferazione delle armi nucleari, ha annunciato l’uscita degli States dall’ Upu, l’Unione postale Universale.

Dal 1874, l’Union postale universelle, da Berna (Ch), con 192 paesi membri (tra un anno con l’uscita Usa, 191) ha provveduto a far circolare la corrispondenza nel mondo.

Oggi magari ci saranno meno lettere da far girare, ma l’Upu governa il sistema della standardizzazione che ha in mano il futuro: la logistica.

Sembrerebbe roba ostica da addetti ai lavori ma non è proprio così.

L’Upu ha stabilito una serie di norme sulle tariffe, sulle compensazioni tra i paesi, sulle dimensioni dei pacchi. E anche agevolazioni per i paesi in via di sviluppo.

The Donald ha scoperto che nella lista dei paesi in via di sviluppo c’era anche l’odiatissima Cina, al momento il secondo Pil del pianeta.

In particolare per  i pacchetti fino a due chilogrammi le spedizioni dalla Cina sarebbero avvantaggiate rispetto a quelle dal mercato domestico. In pratica un consumatore americano acquista on line sui siti cinesi e anche a parità di prezzo dei beni (ma non è così) risparmia sul trasporto grazie alla clausola che garantisce alla Cina il trattamento dei Pvs.

C’è poi una questione che riguarda il commercio trasfrontaliero, in particolare dal Messico, di droga e medicinali.

L’uscita dall’Upu vale per le grandi compagnie americane della logistica qualcosa come 300 milioni di dollari di potenziali nuovi incassi. Ma ha suscitato anche le preoccupazioni delle società americane export-oriented che si vedrebbero precluso l’accesso a molti mercati scontando l’inevitabile reazione della Cina e dell’Europa.

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