I numerini che pagheranno i cittadini

Il vicepremier Luigi Di Maio, intervistato da Radio Radicale, ha detto il 26 novembre 2018 – riferendosi al rapporto con la Commissione Ue sulla legge di bilancio – che “L’importante non sono i numerini ma i cittadini. L’importante è che questa manovra abbia dentro gli obiettivi che ci siamo dati nel contratto di governo” e poi “se all’interno della contrattazione, deve diminuire un po’ di deficit, per noi non è l’importante. Il tema non è lo scontro con l’Ue sul 2,4%, l’importante è che non si abbassi di una sola persona la platea che riceverà quelle misure”.

Di Maio e molti altri sono convinti che i soldi per reddito di cittadinanza e pensioni quota 100 (finanziati facendo altri debiti, questo significa il 2,4% del rapporto deficit/pil che farà crescere il debito pubblico…) daranno una spinta moltiplicativa ai consumi tale da far riassorbire attraverso l’aumento del Pil (e dell’occupazione) la maggiore spesa per pagare gli interessi sul nuovo debito (va be’ sarebbe – in termini macroeconomici più complesso, ma si può semplificare anche così).

La commissione Europea, molte autorità indipendenti e la quasi totalità degli economisti, diciamo, non ne sono convinti. Anzi, non ci credono proprio.

Giggino ha spiegato che a lui non interessano i numerini ma i cittadini. Infatti, ha ragione e i cittadini questo gli hanno chiesto attraverso il voto.

Ma Giggino dovrebbe pensare pure come farle durare quelle contestate misure.  E che non bastano le vignette e i tweet che fanno da eco per assicurarsi che i soldi ci saranno e ci saranno nei prossimi anni. O che magari non verrà ricomprata una quota sufficiente di titoli di stato e, quindi, non ci saranno soldi per tante cose.

Alla fine pagheranno i cittadini.

By Mario Improta

Magari qualcuno potrebbe spiegargli che non è così facile farla crescere l’Italia in quel modo, che magari, deludendo l’entusiasta Marione, il cittadino comprerà prodotti cinesi o tedeschi e non il pane del panettiere italiano. O semplicemente usciranno dal circuito legale. Che poi magari la farina viene da un altro paese europeo e non dal Tavoliere…..

Purtroppo con i “numerini” bisogna fare i conti. E l’economia, per quanto sia antipatica insieme a chi la studia, è fatta di regole, flussi, modelli. 

“La scarsa familiarità con i numeri, soprattutto con i grandi numeri, oggi che il mondo è sempre più complesso e la totalità della realtà sembra sfuggire a ogni nostra capacità di controllo, rischia di costarci truffe, errori di valutazione, inesattezze, imprecisioni, abbagli” scriveva nel 1988 il matematico americano John Allen Paulos in Innumeracy (“Gli snumerati“, Leonardo, 1990). E ancora non era ancora il momento del “big data”.

Come sarebbe il caso dare un’occhiata a questi semplici grafici che il Financial Times ha pubblicato (e Internazionale ha ripubblicato traducendo in italiano) sul perché l’Euro non c’entra niente con la scarsa crescita italiana e sul perché servono certe riforme.

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