Dalla parte di Lino Banfi…

Non trovo affatto scandalosa la nomina di Lino Banfi nella commissione italiana per l’Unesco, un organismo peraltro pressoché inutile.

Lino Banfi non mi è mai piaciuto: non mi piace come attore, non mi piace la sua ironia, le sue battute non mi fanno ridere. E, onestamente, penso che abbia reso ridicola una regione, la Puglia, che è un posto di gente seria e operosa.

Ciò detto, ricordo che siamo nel campo del gusto: a me non piace, a molti altri piace. Funziona così. E nessuno si può dolere: “Dove, c’è gusto, non c’è perdenza”: recita un saggio detto popolare!

Cosa ci ha voluto dire Luigi Di Maio affiancando Banfi con l’Unesco?

Quello che i Cinquestelle dicono da sempre: uno vale uno.

Così anche la banalità di Lino Banfi va bene per parlare di beni culturali, di patrimonio storico e ambientale da salvaguardare. E’ giusto che anche l’opinione comune conti. Ovunque.

Del resto i puristi che si scandalizzano per Banfi, non hanno proferito parola quando, con l’elevazione ”L’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani” a patrimonio culturale dell’umanità, si sono espressi come dotti dissertatori pizzaiuoli e fornai in conflitto abbastanza enorme con la lingua italiana prodottisi in filosofiche interpretazioni.

Allora va bene pure l’opinione dell’uomo della strada che Lino Banfi interpreta pienamente ed ha pieno titolo di essere espressa.

E’ questo il nostro tempo: trionfa l’opinione della strada!

Poi non fa niente se l’opinione della strada entra nelle sale operatorie, nelle cabine di pilotaggio degli aerei, negli studi ingegneristici che calcolano i ponti, sulle tolde delle navi.

Se non serve studiare perché «in mezzo ai plurilaureati che siedono nelle commissioni, porteremo un sorriso», allora basterà un sorriso anche per fare un’operazione a cuore aperto o per calcolare un ponte o un palazzo.

Auguri!

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