Fiat, Melfi 2004

La Fiat, 21 giorni di proteste per vivere meglio
aprile-maggio, 2004

MELFI (POTENZA) APRILE 2004. Il blocco degli operai della Fiat Sata di Melfi (FOTO © TONY VECE).

FIAT: MELFI; AZIENDA SOSPENDE LAVORO E SCOPPIA PROTESTA/ANSA

(ANSA) – MELFI (POTENZA), 19 APR – (dell’ inviato Gianni Molinari) – Il terzo ”senza lavoro” in tre giorni ha fatto scattare oggi la protesta degli operai di Melfi della Fiat che hanno bloccato l’ area industriale che ospita sia la ”fabbrica integrata” sia le aziende dell’ indotto.
Il ”senza lavoro”, cioe’ l’ impossibilita’ di eseguire le produzioni con la conseguente messa in liberta’ del personale, e’ scattato alle 7,30, dopo che i lavoratori dell’ Arvil, una delle aziende che operano all’ interno dello stabilimento Fiat e che movimentano i materiali per la produzione tra le varie postazioni di lavoro, avevano cominciato uno sciopero per chiedere miglioramenti salariali e una diversa organizzazione del lavoro. Prima venerdi’ e poi sabato vi era stata una analoga situazione e vi erano state delle proteste soprattutto dei lavoratori che provengono dai comuni piu’ lontani da Melfi e che in alcuni casi fanno anche un viaggio di un’ ora e mezza.
”L’ azienda – e’ la loro accusa – sapeva che anche oggi si sarebbe verificata una situazione del genere e non ha fatto nulla per evitare spostamenti inutili”. Per l’ azienda, invece, e’ stato tenuto lo stesso comportamento di casi analoghi in presenza di situazioni di mancanza di materie prime.
La protesta ha poi fatto emergere vecchie richieste, ma anche antiche divisioni tra i sindacati.
Melfi ha una diversa organizzazione del lavoro e anche il salario dei lavoratori e’ piu’ basso rispetto a quello del resto del gruppo: i sindacati calcolano questa differenza in circa 1.500 euro l’ anno. Inoltre, da anni i lavoratori chiedono una diversa organizzazione del lavoro, in particolare, una rotazione dei turni che elimini la cosiddetta ”doppia battuta”, cioe’ la ripetizione per due settimane consecutive del turno notturno. ”Questo – spiegano gli operai ai cinque blocchi che ‘isolano’ la fabbrica – e’ uno stabilimento che ha una produttivita’ ai primi posti in Europa, ma che non ripaga i lavoratori dell’ attivita’ svolta”.
Melfi e’, tuttavia, anche un luogo dove i rapporti tra i sindacati sono stati sempre difficili, dove le iniziative unitarie sono rarissime e anche quando ci sono state si sono sempre sviluppate tra sospetti e diffidenze. E cosi’ e’ avvenuto anche oggi, prima il documento che ha avviato la protesta e’ stato firmato da delegati di tutte le organizzazioni, poi Fim, Uilm e Fismic hanno sconfessato le ”firme”. ”Questo modo di protestare – hanno sostenuto – non ci appartiene”.
Nonostante le differenze, tuttavia, la richiesta di cambiare l’ organizzazione del lavoro e’ comune, anche se i toni sono differenti e le iniziative per ottenere i cambiamenti diametralmente opposte.
Fiom, Failms, Slai-Cobas e Ugl scommettono sulla capacita’ dei ”blocchi” di portare l’ azienda ad un tavolo di trattativa, richiamandosi alla protesta pacifica, ma ferma di Scanzano Jonico (Matera).
(ANSA).
MOL
19-APR-04 19:37 NNNN

FIAT: MELFI; DOPO 7 GIORNI BLOCCHI, POLIZIA CARICA OPERAI/ANSA
(ANSA) – MELFI (POTENZA), 26 APR – (dell’ inviato Gianni Molinari) – Il giorno nero di Melfi comincia nel buio della notte, tra nebbia fitta e una pioggia intensissima. Comincia da un lato con le luci blu dei lampeggianti di Polizia e Carabinieri che punteggiano tutta l’ area industriale, e dall’altro con l’ arrivo di centinaia di manifestanti ai blocchi.
La svolta, dopo una settimana di blocchi, era nell’ aria: da sabato sera girava insistente la voce dell’ intervento delle forze dell’ ordine per ”aprire” i blocchi.
E’ bastato vedere intorno alle 4 l’ imponente schieramento di reparti mobili, soprattutto nei due principali blocchi, per capire che le voci, gli inviti e le dichiarazioni delle domenica sul ”ripristino della legalita”’ si sarebbero trasformati in fatti.
L’ attesa e’ per l’ arrivo degli autobus con i lavoratori: un tam tam insistente e informato prefigura l’ arrivo di quattro autobus di ”capi”, quasi completi, e una decina di autobus dai comuni, per lo piu’ vuoti. Intorno alle 5 le previsioni cominciano a diventare realta’: gli autobus si presentano alla principale strada di accesso. Ad accoglierli qualche centinaio di manifestanti che si siedono e rendono impraticabile l’accesso. Poliziotti e Carabinieri cominciano a spostarli uno ad uno, ma presto desistono. Troppo pericoloso forzare in quel posto. Gli autobus vengono fatti defluire. Ricompaiono poco dopo di fronte al blocco principale. Prima sono una quindicina, poi ne restano due. Il loro arrivo fa schizzare la gia’ altissima tensione.
Gli autobus si fermano a qualche centinaio di metri e contestualmente cominciano le trattative per consentire il passaggio dei lavoratori; i funzionari di Polizia chiedono ai manifestanti di far passare gli automezzi, i manifestanti si dicono disposti al transito in sicurezza di chi vuole entrare in fabbrica, ma a piedi. Comincia un lungo tira e molla. Arrivano alcuni parlamentari. La Polizia cerca e ottiene, spostando di peso alcuni manifestanti, l’ apertura di un varco. Gli autobus cominciano lentamente ad avvicinarsi, ma un nuovo muro umano si riforma poco dopo il blocco e i mezzi si fermano.
Si tratta ancora, ma non si riesce a trovare una mediazione.
La Polizia intima lo sgombero della sede stradale e poi parte la carica. Restano a terra alcuni manifestanti, viene colpita con un sasso alla fronte il vice questore vicario di Rieti, impegnata a Melfi sin dai primi giorni della protesta, Amalia Di Ruocco (alla quale il ministro dell’ Interno, Beppe Pisanu, fara’ arrivare in ospedale un mazzo di fiori). Ma non finisce qui. Gli autobus vanno avanti, sotto scorta, i manifestanti li seguono fin quando, aperta la strada, i mezzi guadagnano velocita’ ed entrano in fabbrica. Bilancio degli scontri della mattina: un ferito tra le forze dell’ ordine, 15 tra i manifestanti.
Nel pomeriggio con il turno delle 14 si ricomincia. Reparti mobili schierati, manifestanti pronti a fare nuovi muri umani. Questa volta si presenta un solo autobus e al blocco che e’ su un viadotto nella vicinanze del termodistruttore ”Fenice”.
Ricominciano le trattative. Di nuovo sembra possibile spostare i manifestanti prendendoli di forza, ma presto gli agenti desistono. Altri parlamentari arrivano. Mentre nella caserma dei Carabinieri nell’ area industriale il questore di Potenza, Americo Di Censo, riunisce tutti i funzionari di Polizia e ufficiali dei Carabinieri per decidere come affrontare la situazione. Infatti, non c’ e’ solo l’ autobus che chiede di passare, ma anche alcune decine di bisarche in attesa di poter caricare le automobili. Quando sembra profilarsi un nuovo scontro (”devono passare”, la Polizia; ”a piedi”, i manifestanti) l’ autobus riparte e va via.
La finestra di dialogo che sembrava impossibile aprire per tutto il giorno si schiude dopo un colloquio tra il presidente della Regione Basilicata, Filippo Bubbico, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. A quest’ ultimo Bubbico ha illustrato la proposta della Regione per riaprire il dialogo: anticipare la riunione gia’ fissata per il prossimo 4 maggio, e far partecipare tutte le parti sociali senza condizioni. (ANSA).
MOL
26-APR-04 20:09 NNNN

FIAT: MELFI; IL RIENTRO IN FABBRICA DOPO 3 SETTIMANE /ANSA
(ANSA) – MELFI (POTENZA), 10 MAG – (dell’ inviato Gianni Molinari). C’ e’ chi dice che ora tutto e’ cambiato e c’ e’ chi e’ convinto che nulla sia cambiato, chi, molti, crede nella ”vittoria dei lavoratori” e chi, pochi, ”nell’ accordo che ha svenduto i lavoratori”, chi pensa ai ”soldi persi” e chi ”a quelli in piu’ che prima o poi arriveranno”: nei lavoratori della Fiat di Melfi (Potenza) c’ e’, comunque, la consapevolezza di aver scritto una pagina della storia del movimento operaio.
Il rientro in fabbrica degli operai in ”tuta amaranto” comincia molto prima dell’ inizio del primo turno del giorno (che pero’ e’ alle 22 del giorno prima). Inizia nelle tante citta’ e nei tanti paesi dove i ”ragazzi” di Melfi continuano a vivere, lontano dalla ”fabbrica integrata”. Comincia alle 18 a Nova Siri (Matera), il comune piu’ distante, alle 20.20 a Potenza, alle 21.30 a Melfi. Il rientro in fabbrica avviene in una notte che di maggio non ha nulla: fa freddo, c’ e’ un vento gelido e il cielo non promette nulla di buono. Ma dopo tre settimane i ”ragazzi” sono pronti a tornare in fabbrica dove, tra l’altro, li attende l’assemblea per discutere l’intesa in vista del referendum. L’ accordo ? ”E’ buono”, sancisce una operaia del montaggio.
”Qualcosa in piu’ si poteva avere”, le fa eco un collega della verniciatura. ”Ci hanno trattato come le bestie per dieci anni e ora torniamo a contare”, aggiunge il piu’ ”anziano” della compagnia che non raggiunge nemmeno i 40 anni. ”Lo sciopero dei Cobas ? Fanno sempre cosi’, ma senza di loro i blocchi non avrebbero retto un solo secondo”, afferma un altro operaio del montaggio. I lavoratori hanno ancora un’ idea non del tutto precisa dell’ accordo e aspettano le assemblee. A Melfi troveranno gli attivisti della Fiom, da una parte, e quelli della Failms e di Alternativa Sindacale, dall’ altra che, con due volantini, cercheranno di spiegare, in modo del tutto opposto, il contenuto dell’ accordo. ”Ne parliamo nelle assemblee, vogliamo capire”, dice un’ operaia.
Quello che tutti apprezzano indistintamente e’ la possibilita’ di votare l’ accordo. ”Il referendum, e’ la cosa piu’ seria di tutta questa vicenda” dice un operaio della lastratura. ”Abbiamo subito una serie di accordi – aggiunge – e anche il nuovo contratto senza poter dire la nostra e peraltro potremo farlo, non in un’ assemblea dove la persone ci stanno e non ci stanno, ma con un voto regolare e, spero, seriamente garantito”.
Al di la’ dei cancelli restano i ragazzi della Failms, soprattutto, e quelli di Alternativa Sindacale (un gruppo staccatosi negli anni scorsi dalla Fiom). ”Quell’ accordo e’ una truffa – cercano di spiegare ai colleghi che entrano – e voi non ve ne volete accorgere. Tre settimane di sciopero sono state buttate”. Ma qualcuno gli risponde ”siete voi che non avere mai il coraggio di firmare nulla”. Dentro saranno in 1.050, fuori in una cinquantina. ”Questa e’ la dimostrazione che i lavoratori sono con noi e hanno capito l’accordo”, prova a interpretare, stanco ma soddisfatto, il segretario della Cgil lucana, Giannino Romaniello, mentre ancora distribuisce i volantini ai ”ragazzi” di Melfi.
MOL
10-MAG-04 12:31 NNNN

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