Lunga vita ai centesimi

Dell’euro – che non finirò mai di benedire avendo ben chiara la fine che l’Italia avrebbe fatto se ne fosse rimasta fuori – l’unica cosa che mi infastidisce sono le monetine da 1 e 2 centesimi. Ma anche questo appartiene al passato.

Me ne accorsi subito. Il primo giorno dell’Euro. La conversione della mancia nei bar da 200 lire a 2 o, peggio ancora, un centesimo.

E poi la crescita esponenziale del fastidio e la voglia di non prenderseli nemmeno più.

Maliconicamente i miei piccoli cent sono finiti in questi anni nei contenitori di vetro svuotatasche, tanto quel coin non è buono per niente. Manco per l’elemosina che a quei livelli è uno sfottò per il mendicante, più che un atto di carità.

Tutto questo fino a ieri. Dal 2 gennaio la prospettiva è cambiata. Il sacchetto biodegradabile del reparto ortofrutta dei supermercati fatto pagare per arricchire un’amica di Renzi mi ha messo buon umore.

Ho preso il “buatto” con le – fino a ieri inutili – monetine da 1 e 2 cent e sono andato in un supermercato: ho preso un intero rotolo di sacchetti e mi sono presentato alla cassa.

L’ho srotolato, ho contato i sacchetti: erano cento. Ho svuotato il “buatto” e, frustrazione massima mia e massima irritazione della cassiera, manco arrivavo a due euro. Ho volentieri integrato con la moneta gialla.

Poi mi sono messo davanti al reparto dell’ortofrutta e quei sacchetti li ho regalati.

Gratis avevano un altro appeal.

“Me ne dia dieci”.

“Dieci?”

“Tanto sono gratis…..”.

“E che se ne fa?”.

“Me li porto a casa”.

“Per fare?”.

“Possono servire per l’umido!”.

“Così piccoli?”

“Se si rompono ne metto due”:

“E prima che non erano biodebradabili?”

“Servivano per l’indifferenziato!”.

“E la balena che muore per la plastica che invade gli oceani?”.

“La balena?!?!?! E qua stiamo in montagna”.

Amo questi centesimi.

Uno spettacolo così a così poco prezzo è impagabile!

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