Ubriachi di numeri

Il big data, ovvero la disponibilità pressocché infinita di stoccaggio e quindi la possibilità di consultare una memoria altrettanto infinita, insieme ai software che collegano nei modi più diversi e originali il tempo ai fatti avvenuti  nel passato ci stanno giocando un brutto scherzo: stiamo da un lato con la testa troppo girata all’indietro a ricordare fatti insignificanti (tipo 37 anni, 16 anni, e così via da un fatto….) e ci lanciamo in letture superficiali di numeri che ci arrivano sotto gli occhi come se tutto fosse la temperatura del giorno.

Sovviene a questo punto un librettino di Darrell Huff dal titolo How to Lie With Statistics” (in Italiano “Mentire con le statistiche“) che già nel 1954, quando non c’era Big data, metteva in guardia contro distorsioni e manipolazioni dell’informazione attraverso l’uso delle statistiche. Quel libro, per intenderci, è il libro di statistica più venduto di tutti i tempi.

I numeri ci sono, sono tanti, e facilmente disponibili. Ma l’errore, oltre che l’ovvietà, è dietro l’angolo.

Delle statistiche per prima cosa vanno letti (o studiati, a seconda del ruolo) la metodologia e i metadati.

Così si capisce da dove vengono e di cosa parlano.

Per esempio oggi, un quotidiano, usando il comunicato dell’Istat sulle esportazioni delle regioni titola (che prendo come esempio e non vuole essere croce addosso a nessuno e me ne scuso in anticipo).

Primo rigo: “Export, il Meridione cresce”. Istat: -2,4 %

Terzo rigo: “Ma per la Basilicata è crollo”

Leggiamo il testo: “In Basilicata il crollo più evidente riguarda i prodotti dell’estrazione di minerali da cava e miniera con un calo del 99,6%”.

Ora la sola curiosità avrebbe dovuto mettere in allarme e ci si sarebbe dovuti chiedere:

  1. Cosa sono questi “prodotti dell’estrazione di minerali da cava e miniera” praticamente spariti dal radar delle esportazioni;
  2. Quanto valevano in valore assoluto questi “prodotti dell’estrazione di minerali da cava e miniera” (posto che in tutto il testo non c’è un solo valore assoluto ma solo variazioni percentuali)

Ora vediamo in questa slide cosa è successo

 

L’export lucano è sì diminuito (non crollato, e poi spiego la differenza), ma fondamentalmente perché non è stato più portata all’estero la quota di petrolio estratta dalla Shell nella concessione Val’Agri (di cui detiene una quota, ma la gestione è dell’Eni). Sì quel “prodotti dell’estrazione di minerali da cava e miniera”, che nel primo trimestre del 2018 ammontava a 111 milioni di euro e che nello stesso periodo era zero, è petrolio.

Perché la Basilicata esporta, di tanto in tanto e secondo le esigenze di programmazione della trasformazione della Shell, appunto petrolio. E lo esporta verso una raffineria in Turchia. Come un paese dell’Opec (Opeca sta appunto per Organization of the Petroleum Exporting Countries).

Se si tolgono i 111 milioni del petrolio, l’export lucano è in flessione solo del 6,68%.

Ancora: nel primo trimestre la Basilicata – dove c’è lo stabilimento Fca – ha esportato meno automobili perchè Fca ha così programmato. Sono 692 milioni di euro nel trimestre, l’anno prima erano 804 milioni di euro.

Addirittura escludendo le auto, l’export lucano è aumentato del 29%.

Come si vede un semplice comunicato non è affatto sufficiente a definire un fenomeno.

Pur non pretendendo una profondità del genere, il tema è un altro: si possono fare affermazioni basate solo osservazioni basate su variazioni percentuali, senza nemmeno chiedersi cosa sono i  “prodotti dell’estrazione di minerali da cava e miniera”.

L’analisi dei dati in materia non è semplice, presuppone studi approfonditi, un background di conoscenze consistente, capacità di divulgazione.

La responsabilità sociale è enorme: ci sono esempi di informazioni parziali, o non corrette, che sono diventate la base di fake news la cui rilevanza ha spesso prodotto danni enormi.

Infine, un’amenità: “Male la Basilicata, nonostante Matera Capitale Europea della Cultura”. Cosa c’entra Matera Capitale Europea della Cultura? Ah forse l’afflusso dei turisti: arrivano, comprano, spendono.

Ma quelle non sono esportazioni. Al limite se ne potrebbe giovare la bilancia dei pagamenti. Che è una cosa leggermente diversa dalle esportazioni.

Ps: A Matera si producono salotti, una produzione di grande qualità. Ecco i salotti hanno avuto un importante flessione del 12 % di 2,4 milioni. Ad essere precisi è il quinto settore come valore in flessione nel primo trimestre del 2019.  Ora tre dei cinque settori in flessione ve ne ho scritto. Quali saranno gli altri due?

 

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