Area Fao 47

La legge  3 febbraio 2011, n. 4  Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari assicura (art. 4) “ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio, nei limiti e secondo le procedure di cui al presente articolo, riportare nell’etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformita’ alla normativa dell’Unione europea, dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale”.

Un trionfo della trasparenza !

Finalmente avrei potuto fare una spesa politicamente scorretta, nel senso che – deformazione professionale – non avrei comprato frutta e ortaggi provenienti da certe zone, le fragole di quella determinata zona, e, ovviamente caccia spietata ai prodotti lucani da portare a tavola  (sciovinista pure a tavola….) e soprattutto mai più l’odiato aglio cinese!

Molti furono gli entusiastici commenti seguiti all’approvazione all’unanimità (mai fidarsi dell’unanimità!) del ddl in commissione agricoltura alla Camera in sede legislativa (inutile dire che l’articolo 1 della menzionata legge recita “Estensione dei contratti di filiera e di distretto a tutto il territorio nazionale”).

Mi aggirai con rinnovato interesse tra le bancarelle dei mercati: c’erano cartellini più o meno precisi, ma per cominciare andava bene.

Troppa grazia Sant’Antonio! E, infatti,  avendo di meglio da fare ha abbandonato la legge che è subito caduta in desuetudine nei mercati ed è stata adattata in negozi e supermercati.

Così in un supermercato di una grande catena (“Artisti della qualità”) la provenienza dei limoni è l’Africa (30,2 milioni di chilometri quadrati), dei pomodori è l’Italia (e io che volevo fare la spesa politicamente scorretta…), dell’ananas l’America Centrale (18,1 milioni di chilometri quadrati) e così dicendo.

Poi però le già scarse certezze subiscono un colpo mortale: Seppie, area Fao 47!!!!

Area Fao 47?!?!?! Ma come l’ultima cosa che somigliava era l’Area 51 e il complottismo made in Usa?!?!!?

E ora ecco l’Area Fao 47! Ovviamente c’è una spiegazione: la Fao ha suddiviso i mari in aree e dunque le mie seppie provengono dall’Atlantico sud orientale: praticamente tutto il mare di fronte alle coste di Angola, Namibia e Sud Africa (alcune centinaia di migliaia di metri quadrati …..).

Ovviamente nascosto dietro un pilastro del banco del pesce c’è una bella cartina con la suddivisione dei mari del mondo in aree Fao, così come dietro un pilastro di un villaggio turistico c’era l’avviso che tutto quello che era a tavola era di provenienza “surgelata”!

 

Ps: Tratto da il Sole 24 Ore «Con il via libera al disegno di legge sull’etichettatura – ha sottolineato il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Giuseppe Politi – il sistema agroalimentare italiano recupera 13 milioni di euro al giorno, sottratti da emergenze, come quella della diossina in Germania e dalle frodi in campo alimentare che solo all’agricoltura nazionale fanno perdere circa 2 miliardi di euro l’anno». Per Politi «il “made in Italy” si riappropria di un valore economico ingiustamente sottratto». Ingiustamente, appunto.

 

 

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