A bad day for Theresa May

Oggi 3 novembre 2016 non è una buona giornata per Theresa May, curioso primo ministro di Sua Maestà Elisabetta II.

L’Alta Corte. sempre di Sua Maestà, ha stabilito che per attivare le procedure di uscita dall’Ue, la signora May deve passare dal Parlamento. Dove non è proprio sicura di avere la maggioranza. Intanto prova a prendere tempo chiedendo un verdetto alla Corte Suprema.

Può dunque il Parlamento inglese capovolgere il responso del referendum (consultivo) sull’uscita dall’Ue?

Intanto la signora May deve presentare al Parlamento la sua road map: cioè far capire che cosa vuole fare, in che tempi, che tipo di Brexit vuole (giacchè il groviglio dei trattati non è proprio semplice da dipanare). Poi deve spiegarlo a Bruxelles e agli altri paesi membri dell’Ue. Fino ad oggi non è che si sia capito molto, tanto che pure il grigio presidente della Commissione Ue, Junker ha alzato il tono della voce.

La Brexit oggi è più indecifrabile che mai.

Il dopo-referendum è stato finora per i sudditi (favorevoli alla rexit) di Sua Maestà tutto il contrario di quello che si aspettavano: mister Farage che aveva promesso in nome del leave cose concrete nelle tasche degli inglesi è sparito lasciando testimonianza del suo pensiero ai cinguettii di Twitter che producano pure molti click ma hanno la sfortuna di non potersi trasformare in pound. I laburisti hanno confermato la loro inutilità e i conservatori hanno prodotto la signora May.

I soli a mantenere la barra dritta sono i partiti indipendentisti, gli scozzesi di Nicola Sturgeon e i nordirlandesi di Martin McGuinness. Erano contro la Brexit prima (basta giocare un po’ con queste belle mappe della Bbc per capirlo) e lo sono ora ancor di più oggi.

Del resto il piano di Theresa May è finora fatto di slogan: l’ultimo snocciolato di fronte al presidente della Colombia: “As the UK prepares to leave the EU, I am determined that Britain should become the global champion of free trade, and that means boosting trade with fast-growing economies like Colombia”.

Il campione mondiale del libero mercato? O una grande area no tax che aggiusta il proprio ciclo giocando con la moneta?

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