Apollo Licio allagato, Basilicata ingrata

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Lunedì 7 ottobre un nubifragio ha investito il Metapontino portando morte e distruzione.

E’ sempre così: il Metapontino è destinato ad allagarsi. E’ una cambiale che quel territorio paga puntualmente ogni anno. Esondano i fiumi, tracimano i canali, non resistono le difese.

E ogni volta è sempre la stessa solfa: il territorio non è protetto, non c’è la manutenzione dei corsi d’acqua, il Padreterno ha deciso così….. e via via scendendo nell’elenco delle ovvietà.

Ciò che ovvio non è che per anni sono stati buttati miliardi per questi risultati. Ma questo ora è, purtroppo secondario.

Lunedì 7 ottobre, come è successo già altre volte, l’acqua ha allagato l’area archeologica del tempio di Apollo Licio.

Le immagini sono raccapriccianti. Ma Metaponto non è Pompei. Quindi non gliene frega a nessuno. Nemmeno ai lucani, distratti più di ogni altra cosa dal risiko delle candidature nel Pcus.

Ingrati.

“Metaponto – scrive Antonella Pellettieri sul Quotidiano della Basilicata – rappresenta il simbolo della nostra identità più lontana quando, inconsapevolmente, ci unimmo inesorabilmente alla storia del Mediterraneo”.

Se noi fossimo una cosa seria, e non lo siamo, invece di filosofeggiare a vuoto sulle estrazioni di petrolio avremmo già da anni deciso chi doveva pagare per dare valore all’immenso patrimonio culturale della Basilicata: le compagnie petrolifere.

Sono le sole che hanno i soldi, l’interesse nel breve e nel lungo termine a offrire generosa collaborazione. A patto di non andare con il cappello in mano!

Noi, invece, con i soldi delle royalties rifacciamo lo stesso pezzo di marciapiede 5 volte così si accontentano cinque imprese,  diamo il bonus bebé, diamo 150 euro (Sic!) di borsa di studio agli studenti delle scuole secondarie di primo grado ecc. ecc. (chi ha lo stomaco forte può farsi un giro sui siti – quelli che funzionano – dei comuni destinatari delle royalties per vedere lo scempio a cui si è arrivati!).

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