Bolle e bollicine

Un groviglio di tubi alla periferia di Chania: così è la situazione finnziaria greca

Matala, Creta: un particolare del borgo

La storia di Icesave (il prodotto finanziario messo in giro dalla Landsbanki) e dell’Islanda che non vuole pagare gli incauti risparmiatori britannici e olandesi sedotti e abbandonati dalla “clear difference” bank ripropone la solita domanda: ma nessuno si era chiesto se  il <risparmio ghiacciato> e la fredda Islanda potessero gestire operazioni del genere? Domanda scontata e risposta altrettanto scontata.

Eppure da maggio 2006 giravano report anche di uffici studi di banche italiane che segnalavano come in alcune aree del pianeta (Usa e paesi anglosassoni) la gestione del credito avesse aspetti di pericolosità. E inoltre che il giochetto sugli immobili che stava gonfiando i prezzi da anni cominciava a mostrare segni di stanchezza (i tempi per vendere e locare si stavano dilatando abbastanza rapidamente).

Una mattina – preso dal furore eroico dell’incauto cronista – mi presentai alla riunione di redazione (maggio 2006) e dissi al mio direttore dell’epoca che giravano questi report mostrandogliene uno. Fui liquidato sbrigativamente come menagramo, più o meno.

In questi giorni l’Europa sta insultando la Grecia che, nella linea della sua tradizione di inaffidabilità (qualcuno si ricorda che sempre l’Europa di <rue de la Loi> capì qualche anno dopo l’ingresso degli ellenici nell’euro che ad Atene avevano truccato i conti per essere in linea con i parametri di Maastricht) ha i conti sballati ai limiti del collasso finanziario.

Al coro si sono aggiunte alcune delle ineffabili agenzie di rating. Ora, a parte che il rating degli scalcagnati greci è pur sempre migliore di quello di decine di multinazionali le cui azioni i soliti analisti finanziari incravattati si propongono di comprare per <dare valore al nostro risparmio>, ci si accorge oggi che la Grecia spende più di quello che si potrebbe permettere da tempo, che ci sono nodi irrisolti nella finanza pubblica che farebbero tremare i polsi anche ai più attrezzati governanti, che in quel Paese governano delle bande familiari da decenni?

E se coro deve essere ci vuole pure il solista. In questo caso la Spagna che al suo esordio alla guida dell’Unione Europea ha fatto sapere: nessun aiuto alla Grecia.

Davvero troppo: l’austero Financial Times in un editoriale di prima pagina ha ricordato agli spagnoli che gli ultimi a parlare sono proprio loro: 4 milioni di disoccupati e la bolla immobiliare (il 26% dell’economia del paese) scoppiata in tante bollicine.

Che non sono quelle dello champagne.