Cina batte Usa? Forse sì, forse no

L’economia cinese è la prima economia del mondo?
Il 30 aprile l’International Comparison Program della Banca Mondiale ha annunciato il sorpasso dell’economia della Cina su quella degli Stati Uniti. L’Icp ha utilizzato il PPP, un metodo di aggiustamento usato per consentire i confronti tra i Pil ritenuto capace di rappresentare meglio il costo della vita reale.

Usando il metodo PPP nel 2011 il Pil americano era pari a 15.535 miliardi dollari e quello cinese era di 13.496 miliardi di dollari. Considerati i trend delle due economie, secondo l’Icp, il sorpasso avverrà alla fine del 2014.

Il Financial Times racconta in questo bel video il sorpasso.

Più cauto è il Wall Street Journal che mette in dubbio l’efficacia del metodo del Ppp.

“But the concept has steep limitations too. China can’t buy missiles and ships and Iphones and German cars in PPP currency. They have to pay at prevailing exchange rates. That’s why exchange rate valuations are seen as more important when comparing the power of nations”.

Anche perché – continua il Wsj – a livello pro capite la Cina è ancora molto indietro: nel ranking ICP pro capite, la Cina è al 99° posto e gli Stati Uniti sono al 12°.

Le proiezioni fatte del Fondo Monetario Internazionale fino al 2019 non vedono ancora il sorpasso globale, quello del Pil.

Anzi dall’esame dell’andamento del Pil pro capite emerge un certo rallentamento della crescita. Questo non significa che, ovviamente, il sorpasso non ci sarà. Del resto è tecnicamente inevitabile se solo si considera che la popolazione cinese è di 1,3 miliardi di persone e quella degli Usa di 313 milioni.

E tuttavia qualcosa sembra essere cambiato.

Anche se la Cina è e resta la manifattura del mondo, alcuni processi di trasferimento di produzioni – per quanto riguarda gli Stati Uniti – sembrano essersi almeno attenuati tanto che il Boston Consulting Group calcola che entro il 2015 il costo netto di produzione in Cina sarà lo stesso che negli Stati Uniti.

E uno dei guru dell’economia digitale, Chris Anderson, in Makersspiega che la produzione in Cina “non è l’unica soluzione a disposizione della manifattura” e che “la nuova visione che si basa sull’automazione, tuttavia, suggerisce che i vantaggi offerti dal lavoro a basso costo si stiano riducendo mentre quelli derivanti da altri fattori – vicinanza al consumatore finale, costi di trasporto (incluse eventuali carbon tax), flessibilità, qualità e affidabilità – stiano crescendo”.

chris

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