Città e campagne, l’Austria divisa in due

La divisione dell’Austria va bel al di là di quel piccolo numero che separa il presidente eletto dr. Van der Bellen dall’ Ing. Hofer (come sono presentati in patria).

La divisione dell’Austria è innanzitutto tra le città e il resto del territorio.

Nelle città ha vinto Van der Bellen: Vienna (63,32 vs 36,68), Linz (62,80 vs 37,20), Salisburgo (58,66 vs 41,12), Klagenfurt (52,33 vs 47,67), Graz (64,44 vs 35,56), Innsbruck (63,06 vs 39,94), Bregenz (59,44 vs 40,56).

Nel resto dell’Austria ha vinto Hofer e anche con distacchi significativi come nel Burgerland (61,43 vs 38,37), in Carinzia (58,1 vs 43,71), nello Steiermark (56,22 vs 43,78).

Visto dalle città la vittoria di Van der Bellen sarebbe stata facile, visto dalle “campagne” la vittoria di Hofer sarebbe stata semplicissima. E’ finita con 31mila voti di scarto. Un pareggio.

L’effetto città ha premiato il ragionamento complesso di Van der Bellen (così come il voto nei Lānder più vicini alla Germania), la ricetta più semplice e populista ha sfondato nelle campagne.

Ma liquidare Hofer semplicisticamente come il rappresentate della “pancia” è non solo un errore di valutazione ma anche di prospettiva.

Certamente interpreta la paura di un paese, soprattutto nelle campagne, che ha un fortissimo legame con la tradizione e una forte identità che vede minacciate nelle basi (la religione, la famiglia, la terra) da un’ondata di immigrati musulmani che ritiene ai propri antipodi.

Ma rappresenta anche un mondo che chiede governo e il Fpö ha governato regioni (la Carinzia più volte con Jörg Heider) e città. Non è dunque solo protesta.

Per questo l’Austria pur divisa non rischia secessioni o annullamenti.

Il minimo comune denominatore degli austriaci è la richiesta di governo. E i due blocchi che si sono affrontati nelle recenti presidenziali, sia pure con significative differenze, lo offrono.

Poi gli anglosassoni hanno dosi di pragmatismo sconosciute alle nostre latitudini.

 

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