Con lo scudo o sullo scudo?

Le imposte pagate dagli italiani aumentano: nel 2009 hanno raggiunto il  43,5% del prodotto interno lordo (+0,3% rispetto al 2008).

Taxa taxa

Nel club dell’Ocse (dovrebbe raccogliere i paesi ricchi, ancorché ammaccati dalla crisi) siamo terzi dopo Danimarca e Svezia. In tutti i Paesi dell’Ocse, chi più chi meno, c’è stata una flessione delle imposte: un po’ perché i Pil hanno avuto flessioni, un po’ perché per rilanciare l’economie locali qualche imposta è stata ridotta.

In Italia no. Però la colpa non è del governo Scilipoti e del ministro Tramonto: la colpa è dei 100 miliardi di euro <scudati> rientrati nel Paese che sono stati soggetti a imposizione fiscale e quelle imposte hanno fatto crescere  la percentuale generale!

Se avessimo rinunciato a 5 miliardi di imposte pagate per far tornare in Italia 100 miliardi di euro che erano emigrati non avremmo avuto questo primato!

Ma alle favole non credono nemmeno più i bambini.

Proviamo a rimettere le cose in ordine: lo scudo fiscale ha permesso di far rientrare in Italia soldi che ne erano usciti come non si sa. Certo è che su quei soldi le imposte sono state evase (immaginiamo uno che prima paga le imposte e poi porta i soli in Svizzera!) e in misura largamente inferiore a quanto questi generosi italiani hanno versato per riportare ripuliti e anomimi ben 100 miliardi di euro (circa 200mila miliardi delle mai dimenticate lire): solo il 5%. Normalmente si paga ben altro. Ma affermare che è colpa di quelle imposte per 5 miliardi che è cambiato in peggio il rapporto imposte/pil significa non conoscere nemmeno la matematica. Ma in questo Paese si trova sempre qualche economista prezzolato che dice ciò che serve al potere del centrodestra ora, del centrosinistra prima. Salvo poi affidare a qualche istituzione terza possibilmente straniera (Ocse, Fondo Monetario, Unione Europea, Banca d’Italia) la verità.

Lunga vita, invece, a Obama: a dispetto delle allarmistiche notizie da oltreoceano (<la riforma sanitaria causerà la bancarotta>, <i sussidi alla disoccupazione>, <i soldi per salvare le banche>), il presidente venuto da Chicago (a proposito consiglio vivamente Chicago’s Rewind 100.3)   ha tagliato le tasse dal 26% del 2008 al 23,9% del 2009 dando nei giorni scorsi una bella lezione agli <pseudo riformisti> e <massimalisti> di casa nostra (quelli che erano al governo e manifestavano contro il governo: che mito!): proroga delle agevolazioni fiscali di Bush ai ricchi (e alla classe media)  in cambio del sostegno dei Repubblicani alla proroga all’indennità di disoccupazione e il taglio di una tassa anche per chi lavora come dipendente: la ritenuta alla fonte della Social Security, cioè l’equivalente degli oneri sociali dal 6,2 al 4,2%. Di quest’ultima gli scandalizzati media italiani, per la serie <Obama ha tradito gli elettori>, si sono dimenticati di raccontare.

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