Da dove veniamo e dove andiamo, lo strano vezzo della memoria corta

Abbiamo schiere di pensionati, per lo più pre-pensionati con il contributo della fiscalità generale (cioè di Pantalone, cioè di quelli che pagano oggi le tasse), che ogni giorno raccontano, dalle comode tribune dei social, quanto fa schifo questo tempo, com’era bello prima, naturalmente com’erano e quanto erano bravi loro, cosa si dovrebbe fare e come lo si dovrebbe fare.

Se questo mondo fa così schifo, ebbene lo schifo non si è prodotto né in modo fulmineo, né da solo.

Avrà pure dei padri e delle madri. Avrà pure qualcuno che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità indebitando – economicamente e culturalmente (che è anche peggio) – quelli che venivano dopo.

Ci sarà qualcuno che ha fatto male il suo lavoro riducendo investimenti che avrebbero dovuto creare lavoro, in più comode rendite.

E dove sono questi padri e queste madri? Dov’è la loro assunzione di responsabilità? Qual è il lascito ?

C’è un prima e un dopo. E in mezzo il 2007. La Grande Crisi non ha spazzato via solo posti di lavoro e redditi.

La Grande Crisi ha riscritto il paradigma dell’economia e della società.

Ha abbassato l’asticella dei consumi, ha cambiato il calcolo dei redditi, ne ha deciso una distribuzione diversa.

Ha stabilito che non si consuma oggi quello che qualcun’altro pagherà domani.

La Grande Crisi è stata il momento in cui l’illusione ha collassato e la realtà si è riassestata sulle sue condizioni materiali.

Inutile stare con la testa girata indietro. Bisogna affrontare questo tempo per quello che è.

Ognuno gioca la partita nella squadra in cui è schierato.

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