Debiti & crescita, non è solo la Grecia il problema

È vero non è solo il debito della Grecia il problema dell’economia europea e dell’Euro. È non è l’austerity la soluzione. Ovviamente.

Ma l’austerity c’è stata (o c’è) veramente?

Qualche tempo fa dai dati Eurostat emerse come il debito pubblico era keynesianamente cresciuto.

Ora sull’onda emotiva insipirata dal nuovo governo greco e gioiosamente fatta propria dai salotti buonisti (a spese altrui) si chiede alla ruvida Germania di mollare i cordoni della borsa e mostrarsi disponibile con la Grecia.

A tal uopo potrebbe essere utile dare una scorsa allo uno studio del McKinsey InstituteDebt and (not much) deleveraging”.

tre

Alla faccia di tutte le austerity il debito – rileva lo studio – continua a crescere.

In realtà, invece di ridurre l’indebitamento, o deleveraging, tutte le principali economie oggi hanno livelli più elevati di indebitamento rispetto al PIL di quanto non fossero nel 2007. Il debito globale in questi anni è cresciuta di 57.000 miliardi dollari, portando il rapporto tra debito e PIL entro il 17 percentuale punti. Questo pone nuovi rischi per la stabilità finanziaria e può minare la crescita economica globale

cinque

Lo studio prende in considerazione tutto il debito, non solo come siamo abituati, quello degli Stati ma anche – più correttamente – quello delle imprese, delle famiglie e delle istituzioni finanziarie private.

Tutti allegramente indebitati. Con l’eccezione della famiglie dei paesi che sono stati al centro della grande crisi del 2007, hanno continuato a fare debiti.

uno

Continua a crescere il debito pubblico.

Dal 2007, il debito pubblico è cresciuto di 25.000 miliardi dollari. E continuerà ad aumentare in molti paesi, considerati gli attuali fondamentali dell’economia. Parte di questo debito, sostenuta con l’incoraggiamento dei leader mondiali per finanziare salvataggi e programmi di stimolo, deriva dalla crisi. Il debito è aumentato anche a causa della recessione e la debole ripresa. Per sei dei paesi più indebitati,  iniziare il processo di riduzione della leva finanziaria richiederebbe inverosimilmente grandi aumenti della crescita reale del PIL o aggiustamenti di bilancio estremamente profondi. Per ridurre il debito pubblico, i paesi possono avere bisogno di prendere in considerazione nuovi approcci, come la più ampia vendita di asset, tasse una tantum sulla ricchezza, e più efficienti programmi di ristrutturazione del debito.

 

Cresce l’indebitamento delle famiglie.

In alcuni casi si superano i livelli prima della crisi del 2008, in alcuni casi, incluso economie avanzate come l’Australia, il Canada, la Danimarca, la Svezia e Paesi Bassi, così come la Malesia, la Corea del Sud e Thailandia. Questi paesi vogliono evitare la crisi del debito collegata alla proprietà degli immobili come quelli del 2008. Per gestire questi alti livelli di indebitamento delle famiglie in modo sicuro, c’è bisogno di contratti più flessibili ipotecari, più chiare le regole per i fallimenti personali e standard per i prestiti più severi.

Infine, quello che preoccupa maggiormente. La Cina. Ultima arrivata nel capitalismo (corretto) e già bella indebitata.

Alimentato da immobili e dallo “shadow banking”, il debito totale della Cina è quasi quadruplicato, passando a 28.000 miliardi dollari entro la metà del 2014, da 7.000 miliardi dollari nel 2007. Al 282 per cento del PIL, il debito della Cina ancora gestibile, è più grande di quello degli Stati Uniti o della Germania. Tre sviluppi sono potenzialmente preoccupanti: la metà di tutti i prestiti sono legati, direttamente o indirettamente, al mercato surriscaldato dell’ immobiliare; i conti non regolamentati dello “shadow banking” per quasi la metà dei nuovi prestiti e l’insostenibilità del debito di molti governi locali. Tuttavia, MGI ritiene che il governo cinese ha la capacità di salvare il settore finanziario se si dovesse manifestare una crisi del debito collegata al mercato immobiliare. La sfida sarà quella di contenere i futuri aumenti di debito e di ridurre i rischi di una tale crisi, senza mettere un freno alla crescita economica.

due

Non è che, mentre si pensa all’elemosina alla Grecia, si stanno mettendo le premesse per un altro gran botto?

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