Governanti per sorteggio, la democrazia è come l’argilla?

C’è un libretto interessante “Contro le elezioni: Perché votare non è più democratico” (La Feltrinelli) di David van Reybrouck che esamina molto freddamente lo stato della democrazia occidentale, concludendo che “il sorteggio è una formidabile scuola di democrazia”.

Del resto che le leggi elettorali attuali di tutti i paesi dell’Occidente non siano più in grado di selezionare la classe politica è sotto gli occhi di tutti anche se lo stesso van Reybrouck ammette che “la democrazia è come l’argilla: si adatta alla sua epoca” e così la classe politica “è una mappatura della società, un riflesso semplificato di una realtà complessa”.

Nel nostro tempo la politica deve fare i conti con una crisi mai vista prima di efficienza e legittimità, argomenta van Reybrouck: “L’efficienza risponde alla domanda: di quanto tempo ha bisogno un governo per mettere in atto soluzioni reali ai problemi che si presentano?”, “La legittimità risponde alla domanda: in che misura il popolo è d’accordo con queste soluzioni?”.

C’è bisogno di tempo per mettere in campo soluzioni a problemi molto grandi, ma non c’è il tempo per arrivare alle elezioni successive con i risultati da mostrare e dunque “il sistema elettorale provoca ogni volta la sconfitta cocente del lungo termine e dell’interesse generale di fronte al breve termine”.

E se cambiassimo radicalmente il “sistema”?

Per l’autore il sorteggio avere una classe politica che può affrontare il nostro tempo bisogna in un certo senso tornare ad Atene dove “si voleva far partecipare alla vita della polis il maggior numero possibile di persone e realizzare così l’uguaglianza. Sorteggio e rotazione erano veramente l’essenza del sistema democratico ateniese”.

Perché “uno dei tratti distintivi della libertà è l’essere a turno governati e governanti”.

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