Il bando e la banda

Martin Lutero

Martin Lutero nel 1517 pubblicò le 95 tesi contro il commercio delle indulgenze e per la riforma della chiesa.

Lutherstadt Wittenberg è la città della Riforma. E’ una città molto bella, patrimonio dell’Unesco. Nell’aria si sente l’austerità e il pragmatismo del protestantesimo. E’ un luogo da visitare con rispetto e attenzione.

Consiglio agli estensori del bando dell’Apt Basilicata – l’azienda di promozione turistica della Basilicata – per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di un “Funzionario coordinatore delle attività di comunicazione (categoria 3D)” una visita a Lutherstadt Wittenberg.

Permetteranno un consiglio di viaggio anche se loro se ne intendono per mestiere (qualche dubbio tuttavia sorge spontaneo dando un’occhiata al sito dell’Apt che sembra fatto per respingere più che per interessare i potenziali turisti): da Napoli ci sono diversi voli per Berlino (anche low cost, il suggerimento non è mai superfluo) e poi si prosegue in auto lungo la A9, la B101 e la B2 per un totale di 111 chilometri. Gli alberghi non sono molto costosi e così i ristoranti: ovviamente ce n’è per tutte le tasche.

Perché gli estensori del citato bando dovrebbero visitare la culla della Riforma protestante e del pensiero di Lutero e di Filippo Melantone, suo principale collaboratore?

Perché nel bando che il direttore generale dell’Apt ha firmato il 30 dicembre 2009 e che sul sito è finito solo qualche giorno fa tra le materie d’esame si richiama la Riforma, non quella luterana ma la Riforma del Sistema Turistico della Regione Basilicata (tutte le iniziali maiuscole): forse volevano intendere la legge di riforma, ma se è già legge si tratterebbe del nuovo sistema. O forse vogliono saggiare le capacità del coordinatore sul terreno del pensiero post moderno. In uno Stato dove si parla di riforme che non si fanno – si saranno detti i dotti estensori – sarà necessario che  i candidati discettino pure del loro modello di riforma. E se per sedersi al concorso del grande comunicatore si deve essere obbligatoriamente giornalisti (perché riformando riformando nel frattempo saranno state cancellate un po’ di quelle leggi e di quelle inutili carte deontologiche che mettono qualche barriera tra il giornalismo e la comunicazione!) si avrà pure l’abilità di parlare del vuoto senza problema alcuno. E non sarà difficile l’eloquio perché sempre il grande comunicatore avrà scritto qualche opera letteraria o saggi (vanno bene anche quelli di 18 pagine), qualche testo (vanno bene i titoli di coda) per il cinema o la televisione (la Cnn è la stessa cosa di TeleCogliandrino), se ha frequentato corsi di perfezionamento e aggiornamento “attinenti”.

Tanto deve avere fatto questo candidato, meglio se non molto attinente al settore del turismo e alla comunicazione quella vera: una sola cosa non deve avere fatto in vita sua. Avere lavorato nel settore privato. “Nessuna valutazione sarà perciò attribuita ai servizi prestati alle dipendenze dei privati” ammoniscono perentori i solenni estensori.

E’ vero in Basilicata è meglio non avere lavorato nel settore privato si può essere portatori di malattie contagiose tipo professionalità, serietà, produttività. E poi si può mai mettere uno che lavora in un ufficio pubblico???? Il cattivo esempio va estirpato. All’origine.

E non fa niente se in un passato neanche troppo lontano si era tra i paladini del libero mercato, impresa privata, e così discorrendo. Qualche tempo fa, prima di percorrere quella benedetta strada per Damasco.

Una domanda: perché il colore degli occhi e la lunghezza dei capelli non interessano?

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