Il curioso caso dei prezzi delle bottiglie (vuote) di vino

Il curioso caso dei prezzi delle bottiglie (vuote) di vino

Il curioso caso dei prezzi delle bottiglie (vuote) di vino

  • Posted by Gianni Molinari
  • On 15 Novembre 2023
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La storia che stai per leggere ha elementi gustosi se a rimetterci non fossero i consumatori.

L’Antitrust ha aperto un’istruttoria per capire perché i produttori delle bottiglie per il vino hanno aumentato tutti insieme i propri listini

Nelle comunicazioni alle case vinicole – scrive l’Antitrust riferendosi ad alcune lettere ed e-mail inviate nei mesi di marzo e di settembre 2022 da Berlin Packaging, Bormioli Luigi spa, O-I Italy spa, Verallia Italia spa, Vetreria Piegarese, Vetreria Etrusca, Vetri Speciali, Vetropack Italia spa e Zignago Vetro – “si riscontrerebbero rilevanti analogie sia nel quantum degli aumenti comunicati che nella loro formulazione letterale“.

Traduzione: le nove aziende si sarebbero messe d’accordo al punto di scrivere anche gli stessi testi! Stupendo!

E’ un vezzo antico nel mondo del vetro cavo (qui qualche notizia di come funziona): già nel 1997 l’Antitrust sanzionò alcune aziende. Ed è un vezzo che porta anche a una storia che ho raccontato in passato (Ansa 26 giugno 1999): quella della Vetreria di Rionero.

La Vetreria provò a dare un risposta locale al fiorente mercato del Vulture (Basilicata) degli imbottigliatori di acque minerali, del vino Aglianico e anche ai numerosi elaiopoli. La Vetreria di Rionero cercò un suo spazio pensando di poter fornire le aziende in prossimità sfruttando anche le sabbie silicee e basalto del monte Vulture.

Ma il mercato all’epoca aveva una star: l’Avir controllava il 91% del mercato delle acque minerali, il 50% del vino e il 44 dell’olio!

E la Vetreria ebbe vita difficile: l’onerosa gestione di un mutuo concesso dall’ Isveimer con garanzia ipotecaria di tutti i beni della società e dei suoi azionisti e poi tassi d’interesse tra il 24 e il 26 per cento per la gestione dei contributi (art. 21 legge 219/81 ricostruzione e riparazione degli stabilimenti industriali) ottenuti dopo il terremoto del 1980 che aveva causato l’ esplosione del forno e il crollo di una parte dell’ impianto portarono la società al fallimento nel 1984.

Gli amministratori fecero di tutto per tenere la Vetreria in attività: con i fondi della legge post-sisma furono adeguati gli impianti con tre linee di produzione,  e 250 mila bottiglie all’ anno con una delle tre linee esclusivamente destinata alla produzione delle bottiglie per l’ acqua di Fiuggi. Non bastò.

Uno degli ultimi amministratori dell’azienda – che incontrai durante il lavoro per la tesi di laurea – mi disse senza peli sulla lingua che “le nostre disgrazie sono causate dal monopolio dell’Avir con la collaborazione di alcuni imbottigliatori locali che acquistavano piccoli quantitativi per girarli all’azienda e far verificare la qualità delle bottiglie”.

Qualche anno dopo, nel 1996, l’Antitrust su segnalazione delle principali otto associazioni di produttori (di tutto lo scibile che usa le bottiglie di vetro: dai conservieri, ai birrai, passando per vino, acqua e olio) aderenti a Federalimentare-Confindustria, aprì un’istruttoria nei confronti di sei produttori di vetro cavo, tra cui Avir, per violazione della concorrenza. In sostanza si contestava alle aziende di mettersi d’accordo sulle politiche commerciali e sui prezzi, L’istruttoria si concluse l’accertamento di “una pluralità di violazioni del divieto di intese restrittive, ora sotto forma di accordo, ora di pratica concordata” e la somministrazione di una sanzione complessiva a 4 aziende per 38,05 miliardi di lire (19,6 milioni di euro circa): l’Avir ebbe la parte maggiore 19,2 miliardi di lire. Non sono riuscito – tuttavia – nelle mie ricerche a individuare eventuali ricorso alla giustizia amministrative e il loro esito. 

E veniamo ai giorni nostri (ma era quanto mai necessario ricordare i fatti precedenti).

All’Agcm sono arrivate tre segnalazioni, una anonima attraverso il Whistleblowing, e due Bottega spa, un’azienda vinicola di Bibano di Godega di Sant’Urbano (Treviso),  e Filiera Italia che raccoglie un centinaio di aziende, tra le più importanti che “credono nel nostro Paese, nel settore e nei valori comuni di sostenibilità, qualità e trasparenza come elementi fondanti della filiera stessa”.

In particolare – è scritto nel documento che avvia l’istruttoria – viene denunciato che, a fronte di contratti di fornitura conclusi a fine 2021 e validi per tutto il 2022, i produttori Bormioli, O-I, Verallia, Vetropack, Vetri Speciali e Zignago Vetro avrebbero richiesto contestualmente, nei mesi di marzo e agosto-settembre 2022, aumenti simili dei propri listini adducendo come giustificazioni principali la guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei costi energetici. Tali aumenti, sebbene presentati dai produttori come temporanei, sarebbero poi proseguiti anche nel 2023 nonostante la diminuzione dei costi a cui sarebbero stati asseritamente legati.

La questione riguarda, in particolare le bottiglie per il vino.

Sulla base dei dati pubblicati dall’Associazione nazionale degli industriali del vetro per quanto riguarda le bottiglie, nel 2021, in Italia la produzione totale è stata pari a 4.033.535 tonnellate, la produzione nel 2022 è salita a 4.104.343 tonnellate, con un incremento dell’1,75% rispetto all’anno 2021. Le importazioni, nel 2021, sono state pari a 844.877 tonnellate e, nel 2022 a 940.429 tonnellate; le esportazioni nel 2021 hanno raggiunto 337.292 tonnellate e, nel 2022, il valore di 322.300 tonnellate, circa l’8% della produzione totale.

L’Agcm sulla base dei comenti in possesso per i quali ha aperto l’istruttoria (che si concluderà il 31 dicembre 2024!) ritiene che sia “ragionevole desumere l’esistenza, quantomeno dall’inizio del 2022, di un coordinamento delle strategie commerciali tra le società Berlin Packaging, Bormioli, OI, Verallia, Vetreria Piegarese, Vetreria Etrusca, Vetri Speciali, Vetropack e Zignago Vetro”.

Nel nome dell’oligopolio sempre tutti uniti!

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