Il gusto del rischio

Il feretro nella cattedrale di Siviglia

Cristoforo Colombo quando partì non aveva nessuna certezza, aveva una speranza che nasceva da un ragionamento, da ipotesi; Leonardo Da Vinci procedeva per approssimazioni successive, un continuo mettersi alla prova e fare passi avanti; Giovanni Agnelli sr quando fondò la Fiat non aveva nessuna certezza (peraltro il suo passato nella meccanica lo frenava alquanto), Pietro Ferrero non immaginava che la Nutella sarebbe diventata ciò che è diventata. Tutti questi e molti altri hanno una cosa in comune: hanno fatto qualcosa senza avere nessuna garanzia che sarebbe riuscita. E hanno spostato l’asticella più in alto.

L’Italia dei reality e dei monoblocchi, invece, non fa nulla che non abbia una garanzia. Per questo semplicemente non fa più. La malattia è diffusa in tutte le sue articolazioni: l’imperativo è impegnarsi solo se si hanno garanzie. E le garanzie cosa sono? Appoggi, sostegni: cose che hanno un costo – economico e non. E allora o si fanno grandi affari o non si fa nulla. Peccato per il paese delle Repubbliche marinare, degli inventori, del Dolce Stil Novo.

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