Il passo del gambero. La fine dei gamberetti

Palle e palloni

La commissione lavoro della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria che prevede che l’apprendistato possa valere come assolvimento dell’obbligo di istruzione: ciò significa che gli studenti potrebbero uscire dalle aule scolastiche un anno prima della conclusione dell’obbligo scolastico, fissato a 16 anni.

Ci è stato spiegato (Governo e Confartigianato) che è un modo collegare meglio il mondo del lavoro a quello della scuole e per combattere la dispersione scolastica. Inoltre – è stato detto – con l’apprendistato si formano le indispensabili competenze professionali. <Basta con le finzioni che alimentano il disadattamento scolastico. Un anno di apprendistato per completare la scuola dell’obbligo è molto più utile rispetto al parcheggio forzato nelle aule e permette ai giovani di maturare un’esperienza utile ad entrare nel mondo del lavoro» ha tuonato il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini.

Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia come d’uso si è detta favorevole (la norma «viene incontro all’esigenza che c’è soprattutto in alcune zone del Paese dove a 14 anni si interrompono gli studi e si va al lavoro. Con questa misura si può lavorare e comunque continuare, tramite un apprendistato, un percorso di formazione all’interno dell’azienda) ma ha ricordato che è «Confindustria  continua ad insistere sul fatto che serve più formazione, più scuola».

Tutto il resto del mondo va in direzione opposta: aumento dell’età dell’obbligo scolastico. E con molte ragioni.

La società dell’Itc chiede competenze che si adattano facilmente ai cambiamenti.

Gli studi dei licei – nonostante le riforme che non riformano e la pessima classe docente – hanno fatto per anni e continuano a farle un lavoro ineguagliabile: attrezzarci ad avere un metodo per affrontare i cambiamenti. Individuare, capire, analizzare e risolvere un problema. Pareva che con le riformette degli ultimi anni si volesse estendere questo approccio anche alle altre istituzioni scolastiche superiori.

L’Italia resta il paese con il minor numero di laureati utili. Aggiungerei con il minor numero di laureati capaci. Abbiamo gap impegnativi da recuperare. Abbiamo tentato di allinearci alle statistiche come le lauree brevi, i laureati con l’esperienza e moltiplicando il numero dei corsi di laurea scopiazzando tecniche di marketing per attrarre studenti-clienti. Non abbiamo allineato nemmeno i numeri ma abbiamo aumentato i biglietti da visita on il prefisso “dott.”.

Questa crisi che ci ha piegato e dalla quale non sappiamo rialzarci se ci ha insegnato una cosa (oltre a evitare ogni luogo che porta nell’insegna la parola finanza e similari): si è salvato chi ha avuto la capacità di riadattarsi: è stato il trionfo delle organizzazioni leggere, di chi aveva un pc portatile piuttosto che un desktop. Cambiamenti possibili solo da una fortissima formazione di base. A questo tendono i modelli scolastici dei paesi evoluti.

La Camera dei Deputati sta invece varando una norma che permette ai ragazzi di andare a lavorare a 15 anni. Nei commenti si fa riferimento, in modo piuttosto razzista e classista, agli scapocchioni. Cioè si emette a 15 anni una sentenza per un essere la cui vita durerà (statistiche alla mano) altri 60 anni. Nessuna possibilità di salvezza, nessun obbligo di salvezza da parte dello Stato e dei suoi rappresentati nelle aule. Si farà la selezione genetica. Chi ha avuto un problema, chi è stato meno fortunato può accomodarsi all’apprendistato (che tutti sanno essere lavoro pagato solo meno, alla faccia della costruzione dei saperi). Ovviamente questo non vale per chi ha le spalle robuste, per chi viene infilato in un scuola privata (uno studente, una retta: tutti in gloria!)  anche per chi è semplicemente cretino ma impara a memoria.

Il Paese torna indietro, come un gambero. Ma sta per condannare una parte dei suoi pochi giovani alla fine dei gamberetti: fritti, fottuti. Presto disoccupati incazzati.

Il merito non appartiene a questa destra italiana. Charles De Gaulle, Helmut Khol, Margaret Thatcher, Ronald Reagan e volendo esagerare Milton Friedman il papà del liberismo inorridirebbero di fronte a questo adattamento ideologico.

Chi frequenta il Sud America vede invece impressionanti similitudini. Ma questo lo scrivo un’altra volta.

Ps: chi volesse approfondire velocemente può dare una scorsa a <La regina e il cavallo, quattro mosse contro il declino> di Salvatore Rossi (Laterza)

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