Il prezzo della campagna di Ucraina

Quanto perde l’Italia nella guerra commerciale con la Russia dopo le reciproche (?) sanzioni dopo la crisi Ucraina?
E chi perde? E anche chi guadagna? Perchè ovviamente, come in tutte le guerre, c’è chi guadagna.

Usando i database dell’esportazioni disponibili (cioè i primi sei mesi del 2014) viene fuori che il crollo non è propri odi quelli annunciati: l’export verso la Russia è sì in calo, ma si ferma a circa il 9 per cento (mentre verso l’Ucraina “sotto attacco” la flessione è del 25%, anche se è opportuno considerare che si tratta di valori assoluti completamente diversi).

Va giù anche l’import russo, è va giù molto più rapidamente rispetto all’export: -13.33%.

Il combinato effetto (meno export, ma molto meno import) ha prodotto il miglioramento della bilancia commerciale nei rapporti con la Russia mentre, per quello che vale – considerate le cifre in ballo – è peggiorata quella con l’Ucraina.

 

Nei settori produttivi pagano le sanzioni le calzature, l’abbigliamento, le automobili.
Passano alla cassa, invece, le attrezzature per la refrigerazione (pure a Mosca cambia il clima…) i medicinali, l’abbigliamento sportivo.

Quanto all’import dalla Russia è sul “vincolo” energetico si abbate la scure italiana. Ma nemmeno poi tanto perché se si estende lo sguardo al 2012 si vede che il petrolio finisce sotto il livello del 2012, mentre il gas resta sopra.

Infine, nonostante i lamenti della Coldiretti l’intero settore agrolimentare è – nei primi sei mesi del 2104 – cresciuto rispetto allo stesso periodo del 2013!


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