Il Sud condannato dai suoi (presunti) tutori

Un mesto “the end” attende il Mezzogiorno d’Italia.

Le proiezioni dell’Istat sulla popolazione italiana al 2065 attestano che l’area al di sotto del Garigliano perderà presto la sua specificità di essere l’area giovane del Paese e, inadatta ad attrarre anche immigrati, avrà la popolazione con l’età media più alta del Paese.

Incapace di produrre idee ma solo lamenti e promuovere questue, la classe dirigente meridionale (tranne rarissime eccezioni) – di governo, opposizione, allineata e alternativa – raccoglierà il risultato della sua incessante opera di assicurare reddito per foraggiare i consumi e di ostacolare in ogni modo possibile, inconsapevolmente e consapevolmente, ogni idea di produzione collegata al mercato.

Resteranno il turismo perché, nonostante speculazione edilizia, abusivismo e amore sfrenato degli autoctoni verso il brutto, il Padre Eterno ha deciso di assegnare a questa parte del Paese una indubitabile bellezza e le produzioni alimentari tipiche: cioè esattamente quello che agli inizi degli anni ’90 del Novecento indicava Umberto Bossi come strada per lo sviluppo del Sud.

Complimenti.

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