Il tempo del Coronavirus, i pizzaioli e il coraggio dell’umiltà

Oggi voglio raccontare la storia dei pizzaioli coraggiosi.

Quelli delle pizze gourmet da 10 e passa euro, quelli che hanno invaso il mondo con la pizza “patrimonio dell’Unesco”, quelli dell’opinione su ogni cosa, quelli dei selfie con i politici, ma solo quelli che potevano vincere, quelli della rivoluzione gastronomica, quelli che stavano sempre in tv.

Una sorta di eroi del terzo millennio.

Uno di questi ha fatto sapere di aver deciso di chiudere quattro sue pizzerie perché servirebbe almeno fare la consegna a domicilio.

Di queste pizzerie, due sono a Milano, dove non pare siano stati sospesi i servizi di consegna a domicilio.

Il settore è naturalmente devastato dal Covid-19 e la prospettiva non è certamente positiva. Ma non lo è per nessuno.

Però.

Ci sono pizzaioli e pizzaioli. Quelli che hanno continuato in questi anni a vendere la Margherita a 2,50, quelli che hanno tenuto aperto nei quartieri non proprio “cool”, quelli che la pizza a domicilio la portavano da sempre, quelli a cui – a Napoli – la camorra chiedeva il pizzo e qualche volta davvero faceva saltare in aria i locali.

Quando ci si espone all’opinione pubblica, se ne sollecita l’attenzione, se ne sollecita il following, si dovrebbe capire che si diventa un riferimento per gesti e parole.

Si assume una responsabilità sproporzionata rispetto al proprio ruolo.

Per questo ci vorrebbero qualità e non società di comunicazione.

Poi c’è la gente normale. C’è un piccolo, sconosciuto, imprenditore dell’abbigliamento, un “conto terzi” che lavora da 40 anni nella zona vesuviana. Non va in tv, non detta la linea, non raccoglie contributi pubblici.

E’ uno di quelli che gli imprenditori con la I maiuscola, con aria di sufficienza, chiamano faconisti. Cioè poco più che operai a cottimo.

Ebbene lo sconosciuto, che imprenditore vero è e che in banca li porta i soldi più che prenderli, ha continuato a lavorare insieme ai suoi operai.

Solo che invece di fare “capi spalla” produce mascherine.

Non si arricchirà, non diventerà famoso. Ma quando gli altri scappano, ogni mattina si alza alle 5.30 e va a fare le mascherine. Per tutti. Compresi i pizzaioli in fuga.

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