La Cina e il soldo governato dalla politica

La decisione della Banca centrale cinese di svalutare la moneta nazionale ha messo in ansia l’occidente.

Da un lato si teme per una rinnovata invasione dei prodotti made in Cina, dall’altro per l’impatto negativo sulla capacità di spesa dei cinesi nei viaggi all’estero e sull’acquisto dei prodotti di lusso occidentali in Cina.

L’invasione del made in Cina per la verità pare che abbia raggiunto il massimo non in valore, quanto piuttosto nella capacità dei mercati occidentali di ricevere altri beni: ci potranno essere assestamenti, ma si segnalano anche delle inversioni di tendenza.

Chris Anderson in Makers riporta i risultati di una ricerca del luglio 2011 (Capturing Value in Global Networks: Apple’s iPad and iPhone, Kenneth L. Kraemer, Greg Linden, and Jason Dedrick1 University of California, Irvine, University of California, Berkeley and Syracuse University) secondo la quale

… se …  si aggiungono i costi di trasporto transoceanici, i rischi politici di guerre commerciali e dazi doganali, i costi nascosti dei ritardi e delle interruzioni delle forniture, insieme all’eccesso di giacenze necessarie per farvi fronte, si può capire il motivo per cui la migrazione verso l’Oriente potrebbe aver raggiunto il picco.

Come si vede dai dati proprio il 2011 è stato l’anno del picco dell’import dalla Cina.

Inoltre sulla questione dei beni di lusso va fatta una considerazione: il mercato dei ricchi cinesi è talmente grande e la ricchezza accumulata così enorme che rinunciare a un “bene posizionale” (su cosa sono i beni posizionali teorizzata da Fred Hirsch è utile questa sintesi) come lo sono i prodotti del lusso occidentali per l’apprezzamento della propria moneta.

Impatto modesto anche secondo Exane e pure secondo l’andamento sia del Nyse (-0,21% il 12 agosto 2015) sia del Nasdaq (+0,31% il 12 agosto 2015). Il vero problema è la struttura politica della Cina, cioè di un’economia di mercato governata da una dittatura.  

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