La curva “dritta” di Ebbinghaus

Rette e curve dritte

Gran parte dei processi migliora e diventa più efficiente con il tempo: è l’effetto noto come la curva di apprendimento, termine introdotto alla fine dell’Ottocento dallo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus.

In parole molto povere facendo le stesse le cose le si dovrebbe fare in meno tempo (ovviamente non annullando del tutto il tempo, ma comunque fino a un certo punto). Osservazioni molto specifiche sono state fatte al lavoro nell’industria aeronautica, prima, e in quella informatica poi, estendendosi  a un certo punto all’esame del calo dei costi fino a toccare la legge di Moore.

La curva di apprendimento ha giustificato per anni una certa idea della struttura dei salari: cioè di correlare il salario all’anzianità di servizio, alias gli scatti di anzianità e varie altre prestazioni collegate al tempo di fedeltà all’azienda. E questo ha avuto, dal lato della produzione, un misuratore importante nei clup (il link rimanda anche a un’utile lettura di 5 anni fa!)

A un certo punto però si è scoperto che la curva di apprendimento in realtà non era una curva, ma una retta. Nel senso che non era sempre vero che il tempo per fare la stessa cosa diminuiva, anzi paradossalmente aumentava. Così le imprese hanno cominciato a rinegoziare le parti dei contratti di lavoro che avevano nel tempo un valore da trasferire nel salario, e gli scatti di anzianità sono volati via.

Solo che il mondo, il resto del mondo, a differenza dell’Italia, continua a funzionare con la curva di apprendimento che è una curva: basta vedere chi si è risollevato dalla recente crisi finanziaria su cosa ha fatto leva e come funziona la progressione dei cosiddetti Bric. Noi abbiamo un’altra idea: abbiamo l’idea che la storia sia un assegno da incassare e non un valore da accrescere, che l’età sia inamovibilità e non esperienza, che il tempo sia un dazio e non opportunità.

L’effetto di questo è uno scontro generazionale dove da una parte c’è chi ha e non molla, dall’altro chi non ha e vuole: quanto di più sbagliato e inutile per una società e un Paese che avrebbero grandi sfide da affrontare. E purtroppo non basterà a far dimenticare tutto questo qualche incantatore di serpenti.

Atene e la sua derivata prima, al di là della finanza pubblica (su cui è bene pronunciarsi tra qualche tempo), sono già applicabili da noi.

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