La derivata prima di Atene (2)

La piazza del mercato

Lo scorso 15 febbraio osservavo che la questione finanziaria non era solo un problema greco. Sono passati tre mesi e si discute di una manovra da 28 miliardi per stabilizzare i conti pubblici del Belpaese. Al di là delle anticipazioni che da sole valgono poco e nulla rispetto al valore complessivo dell’operazione (poi arriveranno i tagli veri!) c’è da fare un’osservazione: come è possibile scoprire a metà maggio che c’è bisogno di una massa di denaro così cospicua? Ci è stato detto che si <taglieranno gli sprechi>. Sento personalmente di tagli di sprechi da almeno 20 anni e anche di più da quando la Finanziaria la faceva Paolo Cirino Pomicino. E’ possibile che gli sprechi non finiscano mai? o piuttosto parlando parlando più di qualche spreco sia rimasto nascosto?

Ancora una volta non si ha il coraggio di chiamare le cose per nome: se non si mette mano alle grandi questioni – enti locali, sanità e pensioni – con riforme vere e radicali non si risolve nulla.

La lista della spesa è nota. Purtroppo non è frequentata. Anzitutto via le Province e tutti gli altri enti intermedi inutili, via i doppioni (ha un senso ancora il Cnr o non è il caso di riportare tutto all’interno dell’Università?), via le sovrapposizioni tra le forze di polizia (e’ possibile avere dieci strutture che si sovrappongono in vari settori?), via le decine di ospedali che non curano i malati ma servono per pagare gli stipendi, via l’attuale organizzazione della distribuzione dei farmaci. Senza riforma vera e profonda della sanità e delle pensioni (diritti acquisiti: se ne può parlare? ci si rende conto che già una gran parte degli italiani è soggetta al sistema a contribuzione e non più favorevole sistema a ripartizione) non si recuperano risorse e non si abbassa l’imposizione fiscale che può far aumentare i redditi disponibili e, quindi, i consumi .

E poi il Paese va salvato dal declino: servono soldi veri alla scuola, all’università, alla ricerca e all’innovazione. Tremonti abbia il coraggio di fare un lavoro serio e vero, altrimenti faremo sono inutili sacrifici.

Lascia un commento