La fila alle Poste, specchio del Paese

La fila agli uffici postali è lo specchio del Paese.

E riflette anche molto bene lo stato delle comunità locali.

Brusio, argomenti, piccole furberie, operazioni allo sportello: non c’è indicatore più evidente e a buon mercato per provare a capire un luogo.

Il Paese si divide drammaticamente anche in questo.

Frasi fatte, banalità, proteste contro l’elimina code che non funziona (!?!?!?!), carte d’identità dimenticate per provare a fare ugualmente prelievi, donne anziane che a mala pena si tengono in piedi accompagnate da figlie e nuore premurose e rapide nell’avventarsi sul gruzzolo non appena viene messo nell’intercapedine dall’impiegato.

Alle Poste si vedono sempre meno operazioni di versamento (il tentativo di trasformare in “si vedono” in un dato quantitativo alla fine ha solo trovato un traccia nella relazione semestrale finanziaria del primo semestre 2013 che recita : “Le Altre partite da addebitare alla clientela sono prevalentemente costituite da:  • somme dovute dai partner commerciali per l’accettazione sulle proprie reti distributive di ricariche di carte Postepay e pagamento bollettini per complessivi 34.800 migliaia di euro (27.549 migliaia di euro al 31 dicembre 2012)” con un’indicazione implicita di aumento delle transazioni sulle reti dei partners): internet e anche la possibilità di pagare i bollettini utilizzando le banche, le tabaccherie o altre tipologie di esercenti lascia il segno visivo.

Il Paese si divide tra nord e sud, tra chi preleva e chi versa, tra chi chiacchiera e chi sbuffa, tra chi parla e chi sta in silenzio.

Perché molte volte il silenzio è l’unica cosa da fare in un brodo di banalità.

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