La rivoluzione in saecula saeculorum

Rivoluzione è il sostantivo politicamente più evocato, ma anche più tradito, della storia contemporanea d’Italia: tutti hanno provato a fare una rivoluzione di qualcosa.

Opera somma e complessa, annunciata e mai realizzata. Per fortuna.

Il campo rivoluzionario si è per lo più definito in uno stile dialettico e d’immagine.

Per questo il rivoluzionario italico si è declinato come fenomeno paraculturale: il vero rivoluzionario tricolore è quello che “detta” la linea e poi seduto in un borghesissimo salotto, fumando un costoso sigaro e sorseggiando un ricercato spirito, ne controlla l’applicazione dichiarandosi, ovviamente, sempre insoddisfatto. Poi affida il pensiero a qualche libro.

Il rivoluzionario di strada – o carne da cannone – dovrà prima fare la rivoluzione sotto dettatura, poi leccarsi le ferite e fare la vita da pezzente e, infine, dovrà comprare il libro sulla sua rivoluzione rivista dal vero rivoluzionario, partecipando a numerose presentazioni (spesso superiori al numero delle copie vendute) annuendo col capo al pensiero che verrà dispensato con voce grave ed eloquio pomposo. Ci sarà pure un accompagnamento musicale, musica impegnata e testi impegnatissimi.

Buffoni di tutto il mondo unitevi!

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