L’economia di Pon Pon

Scena dal fruttivendolo a Potenza. Coppia di mezza età.

Lei al fruttivendolo. “Dammi un po’ di arance. Ma italiane!”. “Certo” risponde orgoglioso il fruttivendolo: “Chilometro Zero, vengono da Tursi”.

“Eh no” replica il fino ad allora il distratto marito impegnato a fumare tutto compito una di quelle improbabili sigarette elettroniche.

“Eh no, da qua a Tursi sono almeno 100 chilometri!”.

Gelo – supplementare a quello atmosferico – nel negozio!

“Senti – incalza la donna – e quei limoni?!?!? Da dove vengono dall’Arabia, dalla Tunisia, dalla Grecia????? Italiani ce ne sono?”.

“Ma certo – risponde con immutata fierezza il fruttivendolo – vengono dal Metapontino!”. “Allora – continua con rafforzata sicurezza la donna – dammi un chilo, basta che non siano dell’Isis”!

Naturalmente né l’Isis, né l’Arabia Saudita esportano arance e limoni. Come naturalmente il fabbisogno italiano di arance e limoni è superiore alla produzione interna.

Così come l’olio prodotto in Italia non basta a soddisfare i consumi interni (vedi la querelle dell’olio tunisino).

Purtroppo non sono discorsi né isolati, né rari. Un pezzo consistente dell’opinione pubblica ritiene che la crisi economica, le difficoltà sociale possano essere superate chiudendosi.

Questo atteggiamento ha rilevanti implicazioni: soprattutto culturali. anche se sembra, per ora, è un atteggiamento più enunciato che realizzato.

Del resto viviamo in un mondo di interconnessioni tali che è praticamente impossibile “separarsi” dal resto del mondo e vivere nell’isocrona del “chilometro zero”. Ammesos che sia questo il mondo in cui si voglia vivere.

Che poi, prendendola dal lato ecologico non è che sia un rilevante affare vivere nell’isocrona del “chilometro zero” perché – come è stato  calcolato nel The Validity of Food Miles as an Indicator of Sustainable Development – “il trasporto del bene dal produttore al negozio incide solo per il 4 per cento sulle emissioni generate durante il suo ciclo di vita. In termini di emissioni di CO2, il congelamento di cibi prodotti in Gran Bretagna è dieci volte peggiore del trasporto via aereo di alimenti prodotti all’estero, e il percorso del consumatore al negozio lo è cinquanta volte di più”.

“La lezione – scrive Matt Ridley –  è chiarissima: l’autosufficienza è morta decine di migliaia di anni fa”.

Del “chilometro zero” la vera lettura è politica: non ci si separa dal telefonino, progettato in California e prodotto in Cina, né dell’automobile, probabilmente tedesca che però è un mosaico di pezzi provenienti da venti e più paesi, o del golfino di lana merinos (che già del nome qualche chilometro l’ha fatto….), o non si rinuncia nel giorno della festa allo Champagne che fa tanto figo (un buon Franciacorta è nettamente superiore…), ma si vogliono chiudere le porte.

Si vorrebbe definire un intorno difeso dalle barricate ideologiche più che da barricate vere e proprie.

Anatemi sugli altri, ma nella propria vita quotidiana l’adattamento è macchiavellico. Gli altri devono fare, io resto a guardare.

E dunque?

Dunque è il mondo di Pop Pon il funghetto di Bottaro che guarda al suo piccolo mondo con gli occhi spalancati dallo stupore e dall’incredulità anche quando gli capitano le cose più strane.

Perché alla fine tutto torna come prima. Ma quello solo per Pon Pon.

 

 

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