L’equo compenso

Luci sul tramonto di Matala

Ci hanno detto che avrebbero tagliato le imposte. Poi che avrebbero cambiato le aliquote. Ci hanno detto che la scuola si sarebbe basata sulle tre I (internet, impresa e inglese).

Intanto il 30 dicembre 2009 il ministro dei Beni culturali ha introdotto una nuova curiosa imposta: per ogni prodotto tecnologico dotato di memoria i produttori dovranno versare 90 centesimi alla Siae <a compenso della copia privata>.

Per le chiavette e le memorie c’è una quota per ogni Gb.

Delle cose che ci hanno detto nulla si è verificato, di tanto in tanto arriva un nuovo balzello alla faccia della semplificazione. E pensare che questo Paese paga una tassa per il possesso dei telefonini se si sceglie la formula del post-pagato, che le accise sulla benzina sono l’insieme di una serie di atti eroici (es. aumento contratto tranvier) scaricati sui cittadini, che il livello di pressione tributaria è pari a quello dei paesi scandinavi che ben altro danno alle collettività.

Ma l’imposta sulle memorie di massa è quanto di più vergognoso, subdolo  e mortificante si potesse concepire.

Anzitutto trasferendo risorse alla Siae – a proposito nel mondo esiste qualcosa del genere ? – si danno risorse a un mondo sempre al riparo delle crisi che vive in una bolla dorata. Poi si determina ancora una volta un aumento di prezzi delle tecnologie (mica si si può illudere  che le imprese non trasferiscano sui prezzi finali il nuovo balzello?)   alla faccia delle sbandierate dichiarazioni di voler aiutare lo sviluppo dell’Ict (a proposito chi si ricorda il taglio di risorse alo sviluppo della banda larga?) e,last but not least, si dimostra che l’agenda della politica di questo Paese è decisa dalle lobby e non dagli interessi generali. Ma questa è un’osservazione ingenua.

A proposito delle tre I: nella scuola primaria si fa un’ora di inglese alla settimana e due di religione.

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