Euro, Germania e l’economia da bar

Considerato che per i prossimi giorni ci toccherà assistere a monologhi e deliri su euro e Germania e che è inutile ogni appello alla ragione (latitante da tempo) è appena il caso di ricordare quanto vale il debito dell’Italia e quello della Germania e come e quando è stato utilizzato per contrastare la Grande Recessione.
Il debito della Germania ha toccato il massimo storico tra il 2010 e il 2012 (all’82,4% sul Pil nel 2010 e 2.100 miliardi nel 2012) chiaramente quando è stato usato per contrastare il ciclo negativo. Poi – nelle previsioni del Fondo monetario internazionale fino al 2019 – comincia il rientro.

Il debito italiano, invece, è sempre crescente: la flessione, prevista dal Fmi, comincia con il pareggio di bilancio introdotto nella Costituzione e con le regole del Fiscal Compact che impone la riduzione dello stock. Proprio l’oggetto degli strali degli anti-euro.

Ridurre il debito e ricondurlo a un livello più ragionevole significa pagare meno interessi (nel 2013, con il tasso medio di interesse calcolato dal Tesoro al 2,08%, l’Italia ha pagato circa 90 miliardi di interessi).

Liberare risorse tagliando il servizio sul debito è la strada principale per alleggerire il carico fiscale e rilanciare la domanda interna. Altro che diktat della Germania.

Quanto all’Euro e alla Germania. Le nostre economie sono totalmente interconnesse.

La Germania spende in Italia 48 miliardi, di questi 36 nelle regioni del Nord. I 17 paesi dell’area Euro valgono il 40% di tutto l’export italiano! I 28 dell’Unione Europea il 53,6%, e il grosso (oltre ai 17 area Euro) lo fa l’Inghilterra!

I politici e gli economisti prestati per qualche settimana alla politica e la recentissima ma molto frequentata comitiva degli economisti da bar che si scaldano nei talk show avrebbero di che riflettere.

Conviene al Nord uscire dall’Euro?

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