Libertà di stampa?

Noi e gli altri

Gli edicolanti sono sul piede di guerra contro la liberalizzazione del loro settore. Avevano proclamato tre giorni di sciopero (27,28 e 29 dicembre 2011), poi hanno incontrato il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con delega all’editoria Carlo Malinconico (che fino a questa nomina era stato presidente degli editori) e assicuratasi l’apertura di un “tavolo di confronto avente ad oggetto la definizione dei principi in materia di liberalizzazione con specifico riferimento al settore della vendita di quotidiani e periodici al fine di tutelare i complessi interessi costituzionali coinvolti e garantire il diritto all’informazione e i livelli occupazionali del settore” hanno sospeso lo sciopero.

Gli edicolanti lamentano  – recita una nota del 15 dicembre 2011 dei sindacati della categoria – come la “la liberalizzazione del nostro settore mette in crisi il principio di parità di trattamento, non garantisce alcun vantaggio ai consumatori (in quanto il prezzo delle pubblicazioni è comunque fissato dagli editori) e colpisce quella rete di punti vendita esclusivi che con il loro lavoro ed il loro impegno assicurano la diffusione della stampa, senza portare alcuna sostanziale apertura di mercato e alcuna possibilità di sviluppare una reale  concorrenza”.

La diffusione dei giornali è esemplificativo di cosa significa per l’Italia il mercato: da un lato ci sono le  testate che sono in regime di concorrenza, poi ci sono i distributori (circa 100 aziende) in regime di sostanziale monopolio territoriale, infine ci sono le edicole in regime di oligopolio.

Cosa ha fatto il governo? Nell’articolo 34 del cosiddetto decreto Salva Italia ha rimosso tutta quella serie di regole che nei fatti contingentavano l’attività di vendita dei giornali, aprendo la possibilità a eventuali nuovi edicolanti senza far loro subire l’oneroso dazio dell’acquisto delle licenze da edicolanti che cedevano l’attività. In sostanza l’art. 34 eliminerebbe le condizioni per il mantenimento dell’oligopolio.

Inoltre, l’articolo renderebbe gli edicolanti, così come tutti i commercianti, liberi di gestire il proprio orario di apertura al pubblico.

Sacche e salvadanai

Nulla dice l’articolo, almeno esplicitamente, riguardo al monopolio dei distributori. L’Antitrust in un’indagine conoscitiva molto approfondita del 2009 individuava le criticità della distribuzione con molta chiarezza.

La questione è, tuttavia, anzitutto di lessico: si scrive liberalizzazione, ma si legge modernizzazione. Il settore della distribuzione delle carta stampata è tra i più arretrati e tra quelli che hanno avuto negli ultimi anni il minore numero di innovazioni.

Quante edicole hanno un pc usato per gestire le “scorte”? Quante edicole hanno un collegamento in rete? Quante edicole gestiscono la resa a mano?

Ed ancora la domenica in quanto tempo si acquista un giornale? La domenica pomeriggio è possibile acquistare un giornale?

E poi: l’ora di inizio dell’attività delle edicole è omogenea? Ci sono penali se i giornali vengono consegnati alle edicole dopo le 7?

Queste domande generano una sola risposta: non è di liberalizzazione che c’è bisogno ma di modernizzazione e se ci sono misure definibili di liberalizzazione è solo perché sono l’indispensabile conseguenza dell’indispensabile modernizzazione del settore.

Per tutto il resto, se si ha voglia, l’analisi dell’Antitrust è più che eccellente.

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