L’ideologia del declino

Il muroCaduto il Muro e collassate tutte le ideologie continuiamo ad avere un gran bisogno della protezione di gruppi, caste, famiglie, logge, leghe e associazioni.

Abbiamo bisogno dell’estraneo!

Ma i gruppi con minore esperienza nel trattare con gli estranei – spiega Matt Riddley – si sono rivelati i più egoisti, meschini e ottusamente “razionali”.

In definitiva scivoliamo verso una società chiusa, decliniamo.

Al contrario – osserva Herbert Gintis, former Marxist economist alla University of Massachusetts – “I would say societies that use markets extensively develop a culture of cooperation, fairness, and respect for the individual,” (Le società che fanno un uso intenso dei mercati sviluppano una cultura di cooperazione, correttezza e rispetto per l’individuo).
O per riprendere uno mio scritto di qualche anno fa (L’Italia che non c’è: quant’è, dov’è, com’è?, numero speciale della Rivista di Politica economica, ottobre-novembre 1998, Sipi) riferito al mondo delle piccole imprese chi opera in contesti ampi, internazionali, a contatto con sentiment e regole anche complesse, si adatta, interiorizza e diventa più forte anche con la crisi.
Per questo oggi sono solo le imprese che esportano a stare bene. Giocano un campionato superiore.
O, infine, seguendo il suggerimento di qualche amico della marineria è la differenza tra il cabotaggio (la navigazione sotto costa) e il mare aperto. Se c’è la tempesta nel cabotaggio ripari subito nel porto amico, nella navigazione di alto mare continui a navigare.

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