L’utile e l’inutile: 20 anni di export lucano. Ascesa e declino dei salotti

Non senza una punta di sarcasmo, mi è stato fatto notare che nel grafico de “L’utile e l’inutile: 20 anni di export lucano” ho fatto sparire i salotti.

Ovviamente se i salotti in quel grafico non ci sono c’è una ragione. Anzi, più d’una.

Ascesa e declino dell’industria dei salotti nella Murgia materana

Basterebbe dire che il grafico rappresenta i primi cinque settori del 2011: i salotti sono solo sesti.

E quando ho visto quel sesto ho pensato che forse sarebbe stato il caso di fare una riflessione numerica in più. Inoltre – perché nasconderlo – negli anni ’90 insieme a un gruppo di ricercatori (Liliana Baculo, Odoardo Como, Laura Tagle, Enrico Giancoli) dell’Università di Napoli “Federico II” abbiamo per la prima volta in modo sistematico descritto il distretto del salotto della Murgia (Impresa forte politica debole; Esi, 1994) e per me riprendere in mano, 20 anni dopo, quel file aveva un valore particolare. Serviva, dunque, del tempo.

Cosa ha determinato il declino dei salotti? La Cina, la crisi del mercato Usa, investimenti sbagliati, l’eccessiva esposizione sociale, la campagna acquisti delle grandi aziende, la carenza di innovazione, il ruolo delle politiche pubbliche locali e nazionali?

Un po’ tutto questo. Alla base, tuttavia, c’è qualcosa che economico non è: il successo ha dato alla testa a molti dei protagonisti facendo loro perdere di vista la complessità del mercato nel quale operavano e le insidia che esso nascondeva. Troppe cose date per scontate. E troppo familismo. Molti manager arrivati a irrobustire, per esempio, la gestione finanziaria e quella commerciale sono andati via perché nelle aziende l’ultima parola, spesso sbagliata, toccava ancora al padrone. Padrone che, in molti casi, da eccellente imprenditore ha tentato di trasformarsi in pessimo politico del settore. Con la politica, quella dei Palazzi, che vedendo in queste storie di successo un ombra sul proprio futuro ha fatto di tutto per inglobare e normalizzare.

Quanti soldi sono andati – prima della crisi – dalla generosa Regione Basilicata in formazione e altri sussidi alle aziende dei salotti, come quei soldi le hanno rafforzate, in definitiva a cosa sono serviti?

Oppure anche in questa storia si è abbattuta la maledizione della spesa pubblica nel Mezzogiorno, quella specie di crowding out (spiazzamento) – per dirla con Luca Meldolesi (Spendere meglio è possibile, Il Mulino, 1992) “tale che l’attrazione esercitata dalla spesa pubblica (tramite assunzioni scarsamente produttive, intricate <gare> di commesse e di appalti, commissioni … d’intermedizione, ecc.) avesse distolto una parte delle migliori risorse imprenditoriali e professionali da attività profittevoli?”

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