Mezzogiorno con gioia, 20 anni dopo

Quanto è triste questo Sud!

Vorrebbe fare. Tanto. Ma non fa nulla. Di fronte a ogni incognita fa sempre la stessa cosa. Fa come lo scoiattolo che si affaccia dalla tana: mette il musetto fuori, poi una zampina. E poi, per non rischiare, torna indietro.

Meglio la sicurezza del poco, anzi del pochissimo, anzi del quasi nulla che l’incognita di qualcosa di diverso.

Ma ai meridionali non bisogna dirlo. Siamo permalosi. Di cosa? Non si sa.

Siamo in cima a tutte le classifiche. Prese da sotto.

L’idea che il Sud sia una risorsa del Paese è buona solo per le campagne elettorali. Ma al Sud va bene così.

Di tanto in tanto è necessario un Masaniello, un vicerè, un qualcuno che dia la “linea”. Ma più francamente che faccia sognare per un po’ facendoci dimenticare la polvere materiale e morale nella quale viviamo.

Festa, farina e forca: Ferdinando II di Borbone non morirà mai. Nessun politico meridionale ha fatto, fa e farà diversamente. E anche gli “oppositori” sono una barzelletta: prima stavano nei bar, oggi stanno su Facebook. Gran parte impiegati pubblici, ex 285, ex lsu, ex reddito di cittadinanza, ex qualcosa di assistito. Intellettuali della Magna Grecia, che però era una cosa seria.

Chi è buono se ne è andato, quelli buoni rimasti stanno in silenzio.

Solo nel Sud esiste l’idea che i problemi si risolvano seminando “eccellenze”. Tutte autocertificate, ovviamente. L’idea che la società, l’amministrazione, la comunità abbiano uno standard comune che significa affidabilità e certezza è considerata una bestemmia. C’è sempre un’eccezione, un però. C’è sempre qualcosa di valido che giustifica il non poter fare.

La rivoluzione liberale promessa dopo Tangentopoli ha truffato più il Sud che il resto del Paese.

Quando un manipolo di magistrati e investigatori scoprirono la pentola del malaffare sembrò che una nuova stagione potesse cominciare. Chi era rimasto “fuori” perché schifato sembrò trovare aria. Si videro facce nuove e anche belle.

Ma calati iunco ca passa a china!

Visto da destra i 61 a 0 in Sicilia nel 2001, visto da sinistra la vittoria di Bersani nel primo turno delle primarie del centrosinistra: il sud si schiera compatto con chi vince.

A tal uopo un grafico della Voce.info è impietoso.

Ci sono blocchi, consistenti, di voti che si spostano di qua e di là quando i capibastone percepiscono l’aria. Ci sono pacchetti di voti ancora saldamente costituiti sulla base di clientele.

Un esempio di clientela? I fitti non pagati delle case popolari. Le assunzioni nelle società partecipate. Le somme urgenze. La gestione quotidiana dei piccoli favori nei comuni. (Ma che ci fa quel consigliere comunale davanti all’anagrafe?).

Questo è reso possibile da una pubblica amministrazione elefantiaca, dove la gente fa poco e niente. Tutto studiato a tavolino.

Questa non è la Grecia. E di più.

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