Il Pos, i contanti, l’Imu sulle finte prime case e le green tax: perchè è meglio il sorteggio per scegliere i governanti

David Van Reybrouck ci ha visto giusto: meglio scegliere i governanti con il sorteggio che votare (“Il sorteggio è una formidabile scuola di democrazia”).

Le vicende della legge di bilancio 2020 su Pos, contanti e Imu sulle prima case finte sono la plastica dimostrazione della visione del politologo belga.

E dell’inutilità dei programmi dei partiti politici.

M5s e Pd nel loro programma danno grande risalto alla redistribuzione (la riduzione del livello di disuguaglianza dei redditi familiari di mercato ottenuta tramite imposte e trasferimenti volti a far confluire risorse dalle famiglie più ricche a quelle meno ricche) e all’economia green.

Al momento del varo della legge di bilancio M5S e Pd (con Leu di scorta e Iv smarcato) varano, a prima vista, una serie di misure non definitive ma importanti appunto nella direzione indicata nei loro programmi.

Per la redistribuzione si sceglie di allargare la base imponibile attraverso due misure: l’incentivazione dell’uso della moneta elettronica (per far diminuire le transazioni economiche regolate con i contanti) e l’abbassamento consistente del tetto per l’uso dei contanti per le transazioni.

In Italia soprattutto a causa di aliquote fiscali più basse (rispetto all’imposizione fiscale sul lavoro) le rendite finanziarie hanno modificato l’allocazione della ricchezza concentrandola in una quaota esigua della popolazione e hanno penalizzato soprattutto il lavoro dipendente. L’Istat ha ricordato che nel 2107 il quinto più ricco della popolazione possiede 6,1 volte il reddito del quinto più povero!

Per l’economia green si è puntato sul disincentivo della produzione della plastica con due imposte: la plastic-tax sui prodotti plastici e la sugar-tax sulle bevande analoliche addizionate di zuccheri (con anche un indiretto richiamo salutista….).

Il capitolo dei pagamenti elettronici e del contante è anche indirettamente un attacco all’economia illegale criminale (tant’è che il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha ribadito che «Eliminare del tutto il denaro contante sarebbe la soluzione migliore per eliminare le mafie. In tanti Paesi del mondo anche il giornale si paga con la carta di credito e si tracciano tutti i pagamenti»); in Italia circolano bigliettoni per 205 miliardi di euro, l’11 per cento del Pil.

Praticamente ognuno dei 60 milioni (e passa) di italiani (neonati compresi) possiede 3.396 euro in contante!

In una famiglia di quattro persone – in media – ci sono (o ci sarebbero) biglietti per 13.585 euro !

Ma il vincolo della multa per il mancato uso dei Pos e l’abbassamento del contante non passano (attualmente tremila euro, e mille per i trasferimenti dei Money transfer). Si oppone il nuovo partito di Renzi e si accodano festanti gli altri intimoriti dalla proteste di commercianti e imprenditori.

E il leader o capo politico (ma c’è anche un capo militare??!?!) dei M5S, il movimento della trasparenza e della legalità (di qui le cinque stelle) il 2 dicembre 2019 annuncia

«Sono contento che sia stata trovata l’intesa per eliminare la multa ai commercianti che non hanno il Pos. L’ennesima promessa mantenuta. Come ho più volte detto la priorità deve essere quella di abbassare il costo delle commissioni in modo da agevolare tutti, a partire dai piccoli commercianti. Perché lo Stato non deve mettere paletti a chi fatica dalla mattina alla sera, piuttosto deve trovare delle soluzioni. Con il dialogo abbiamo tracciato la strada giusta, cioè quella che mira a tutelare i cittadini»

Naturalmente la storia delle commissioni non c’entra nulla giacchè il costo varia dallo 0,5 all’1,5% del valore dello scontrino (cioè tra 0,005 e 0,015 centesimi è la commissione su un caffè da 1 euro) con alcune banche che alla clientela più affidabile concedono una franchigia sulle operazioni fino a 15 euro ma basta introdurre il tema banche che subito si scatena l’olà.

E perchè non si vuole sanzionare il mancato obbligo dell’uso del Pos? Perchè con il Pos i pagamenti sono tracciati e quindi gli incassi sono tassabili.

Altro non c’è: un vantaggio agli evasori fiscali. E il programma dei Cinquestelle? E le campagne sulla moralità? E tutto il resto della prosopopea?

A un certo punto della tormentata discussione sulla legge di bilancio spunta la cosiddetta stretta sulle “finte prime case”.

Cioè diversi nuclei famigliari – si stima 125mila  – con il trucco della residenza fittizia intestano a diversi loro componenti più prime case per non pagare l’Imu (che si paga dalla seconda casa in poi).

L’emendamento viene subito polverizzato dal ministro dell’Economia, Gualtieri (Pd)

«Penso che daremo parere negativo a questo emendamento ma dovremo esaminarlo, questo non è un emendamento del governo. Stiamo parlando di un emendamento del relatore che vuole adeguare il regime delle regole alle sentenze della Cassazione che si può avere solo una prima casa. Ci sono anche fenomeni di false doppie prime case ma bisogna assolutamente evitare di colpire famiglie che ad esempio legittimamente lavorano in posti diversi».

Gualtieri non può far crescere il numero dei nemici, già consistente, del suo governo, ma dimostra di ignorare la norma dell’Imu. Peraltro fa lo “splendido” a spese dei Comuni che quel tributo avrebbero diritto di incassare (insieme alla tassa dei rifiuti che in molti casi per i non residenti è più alta, e al servizio elettrico che ha tariffe più alte per i non residenti…… perché naturalmente avere una seconda casa onestamente dichiarata va punito in tutti i modi come prevede il retaggio della cultura cattocomunista imperante!)

Il fenomeno delle residenze fittizie è peraltro ben più articolato rispetto all’evasione dell’Imu.

A Napoli, per esempio, dove vi è un costo altissimo dell’assicurazione auto ci sono molti “benestanti” (come si diceva una volta) che hanno la propria residenza in Abruzzo, nelle località sciistiche dove possiedo case e quindi beneficiano di una Rc ben più bassa scorrazzano con le loro auto nella verà città di residenza in un contesto che sviluppa indici più elevati di rischiosità.

Inoltre, con la residenza e l’iscrizione al servizio sanitario regionale abruzzese, usufruendo, invece dei servizi sanitari nella loro città, impongono trasferimenti di denaro dalla sanità abruzzese a qualla campana, la cosiddetta “emigrazione sanitaria” che qui assume connotazioni abbastanza ironiche.

Stesso fenomeno è noto tra il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Questo non basta per porre fine al malcostume dell’Imu sulle “tante prime casa”. E l’emendamento sparisce.

Stessa misera fine fanno le imposte green. A parte che se si vogliono cambiare i consumi di certi prodotti più che di riempirli di tasse si dovrebbero creare incentivi (non necessariamente monetari) e che il gioco delle imposte congiunte crea serissimi problemi al settore (perché appunto servono incentivi che devono aiutare le aziende a transitare verso altri modelli di prodotti e packaging) delle bevande analcoliche (50mila dipendenti e non c’è solo la Coca Cola, ma io penso alla ben più nobile Gassosa Avena)  le imposte green passano subito al verdino sbiadito quasi impalpabile: ci saranno, forse, a metà anno o forse a ottobre 2020.

E la svolta green di Zingaretti? E l’economia circolare dei Cinque Stelle?

“Ritenta, sarai più fortunato” c’era scritto sui bigliettini di certe caramelle che promettevano regali.

Appunto, ritenta. Con il sorteggio. Peggio non andrà.

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