Pos, pos, pos….. posso dire la mia?

Nel 1996 l’Associazione della Stampa di Basilicata organizzò a Bruxelles un corso di aggiornamento sulle istituzioni e le politiche comunitarie.

Quasi per scherzo e sfidando due colleghi, decisi che non avrei cambiato nemmeno una lira (il viaggio toccava Belgio e Olanda, quindi dovevo avere franchi belgi e fiorini olandesi!) e che avrei pagato tutto con la carta di credito (ne avevo due: American Express e Visa).

Il viaggio durò 4 giorni e tra i molteplici trabocchetti dei due maramaldi riusciì quasi a portare a termine la mia missione (costretto a pagare caffè ovunque per dimostrare che in Belgio e Olanda si poteva girare senza contanti!): alla fine in un solo esercizio commerciale – mi pare fosse un bar – non riuscii a pagare con la carta ma dovetti ricorrere al prestito usuraio di uno dei due maramaldi.

Era 18 anni fa. Non c’era l’euro. Ma in Belgio e Olanda ovunque c’erano tutte le carte di credito!

Non mi ricordo di nessun cartello che imponeva un livello minino di spesa, o qualcuno che per giustificare il diniego per l’American Express ti sussurrava “le commissioni sono troppo alte”.

No niente. Ma c’era sempre un vassoio con lo scontrino, la carta e una penna per firmare la ricevuta.

Così anche in Guatemala – e non nella capitale – in Messico, in Brasile, in Grecia, in Spagna: tutti posti dove uno si aspetta una qualche forma di arretratezza.

No! L’unico posto dove c’è l’allergia al Pos è l’Italia, malanno giustificato da presunte forze politiche inspirate a un presunto liberismo (di dire stupidaggini).

Spiegano gli allergici che le commissioni sono troppo alte. Addirittura un’associazione di consumatori (che dall’uso diffuso della moneta elettronica dovrebbe trarre solo vantaggi!) la Federconsumatori ha stimato in euro 550 il costo mensile pronto a riversarsi sui consumatori!

 

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