Ridateci l’Eca

C’è un fatto del 1978 che ha cambiato la nostra società dalle fondamenta più di ogni altro: il trasferimento della competenza dell’assistenza sanitaria alle Regioni e la contestuale soppressione di una miriade di enti che si occupavano, a vario titolo del settore. Tra questi enti un ruolo preminente era svolto dai vari Eca: Ente  Comunale di Assistenza che il fascismo aveva costituito nel 1937 dalle ceneri delle sciolte Congregazioni di carità.

Gli Eca si occupavano dell’assistenza a tutte quelle categorie svantaggiate che all’epoca erano individuate in poveri, orfani e minori.

Con il trasferimento alla Regioni il concetto di assistenza si è trasformato in assistenzialismo che essendo una metastasi ha infettato tutto il Paese senza peraltro mai risolvere i veri problemi della gente davvero bisognosa.

E così si scopre da una circolare che arriva a casa dei genitori di una scuola elementare che lamentavano un eccessivo lassismo dei controlli all’ingresso della medesima scuola con i connessi interrogativi e problemi  che su sette collaboratori scolastici (una volta si chiamavano bidelli) sei sono . Lo sconcerto assale  i genitori che evidentemente non hanno aggiornato il concetto di diversamente abili: non pare, infatti, a prima vista quale sia la degli ex-bidelli.

Eppure deve essere così. La diversa abilità ha bisogno di certificazioni anche complesse. Deve quindi trovare ampia giustificazione. Eppure c’è in quei numeri qualcosa che non convince.

Ovviamente come nel caso citato la diversa abilità prevede che alcune cose si possano fare e altre assolutamente no, prevede corsie preferenziali per i trasferimenti, prevede per esempio il bollo per il parcheggio riservato e gratuito. Ora il problema è che spesso nei posti di lavoro pubblici e privati si antepongano i problemi individuali – certificati e non – al motivo per cui si sta insieme: il lavoro. Il problema è che un intero sistema Paese è sottomesso a questo andazzo, che queste – con buona pace del volenteroso Brunetta –  sono masse di manovra e che se nel caso citato dovesse succedere qualcosa ai bambini il responsabile è il dirigente scolastico che nella storia è un semplice spettatore e che se dovesse mai dire o far qualcosa si ritroverebbe in tribunale a rispondere di mobbing o di altro.

Quando sento e vedo queste storie io ho un solo pensiero: penso a chi è davvero in difficoltà e che nella disgrazia deve vedere che quello che la collettività fa alimenta furbi, furbette e furbastri. Altrove sarebbe un problema della politica, del sindacato e della società. Altrove.

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