Rifugiati, la strategia della Germania

Le porte aperte della Germania ai rifugiati del Medio Oriente, al di là dell’aspetto umanitario, evidenzia un disegno strategico ben più ampio e strutturato.

Come tutti i paesi europei la Germania deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, le nascite sono sempre meno e la prospettiva è quella dell’inesorabile declino.

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A questo c’è una sola soluzione: l’immigrazione. Tanto più se gli immigrati ai quali aprire le porte vengono da un paese – la Siria – che prima della guerra civile aveva strutture di formazione e scuola, non certo gli immigrati che arrivato a Lampedusa dall’Africa sub-sahariana.

E il mercato del lavoro tedesco è pronto anche a governare l’impatto dell’ingresso di una massa di lavoratori che vanno qualificati rispetto alle esigenze delle aziende tedesche.

Secondo una stima della Bundesagentur für Arbeit, l’Agenzia federale del lavoro, “non è un problema per il mercato de lavoro tedesco assorbire 350mila rifugiati”, nè esistono le condizioni perché ci sia concorrenza con i disoccupati tedeschi.

Infatti, secondo la Ba, il mercato del lavoro tedesco nei prossimi anni assorbirà 700mila addetti all’anno (nuovi posti di lavoro e turn over): la Germania riconosce, mediamente, l’asilo a 350mila rifugiati (quest’anno in germani sono arrivate un milione di persone, ma è chiaro che ci sono molti nuclei familiari e non tutti sono alla ricerca di un posto di lavoro).

Quanto alla qualificazione, per la Germania non è un problema. “Der Weg an den Arbeitsmarkt ist lang. Es wird nicht jeder Arbeit finden, aber viele”, cioè la strada nel mondo del lavoro è lunga, e non ci sarà un solo lavoro, ma molti lavori.

 

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