Le bugie (“offerta sufficiente”) dei tassisti smascherate dall’antitrust: 4 richieste su dieci inevase

Le bugie (“offerta sufficiente”) dei tassisti smascherate dall’antitrust: 4 richieste su dieci inevase

Le bugie (“offerta sufficiente”) dei tassisti smascherate dall’antitrust: 4 richieste su dieci inevase

  • Posted by Gianni Molinari
  • On 6 Novembre 2023
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La foto di copertina è di Renato Esposito/Neaphoto

Quattro richieste di taxi su dieci ricevute a Roma, Milano e Napoli (dove ad agosto 2023 si è arrivati alla lodevole percentuale del 48,7%) restano inevase: cioè chi cercava un taxi non lo ha trovato.

La segnalazione (AS1921 – REGOLAMENTAZIONE LICENZE TAXI) che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato ai comuni di Roma, Milano e Napoli (pubblicata sul bollettino 42/2023) è un manuale di come un servizio pubblico (qual è il servizio di trasporto pubblico non di linea mediante taxi) viene piegato alle esigenze di una categoria.

Rileva – al sesto rigo – l’Agcm che “L’analisi dei dati e delle informazioni ricevute ha messo in evidenza una strutturale e crescente inadeguatezza dell’offerta di servizi taxi rispetto alla domanda”.

E in cosa consiste questa inadeguatezza?

Lo si vede in questa tabella: poche licenze in rapporto ai residenti e al territorio, ultime rilasciate tra 18 e 25 anni fa!

Il record spetta a Napoli: le ultime licenze rilasciate risalgono al 1998 quando, regnando Bassolino II, ne furono rilasciate la bellezza di 11 (undici), quattro anni prima nel 1994, sotto Bassolino I, ne erano state rilasciate altre 183.

Niente a che vedere con le 1.500 licenze rilasciate a Roma nel 2005! Mentre Milano mantiene l’austera riservatezza di rito austriaco per cui l’Antitrust scrive “le licenze più recenti sono state emesse con due bandi di concorso, uno pubblicato tra il 1980 e il 1981 (il numero di nuove licenze emesse non è disponibile), e l’altro pubblicato nel 2003 (303 nuove licenze)”.

Che comunque sono sempre di più delle 194 napoletane dell’ultimo decennio del Novecento.

Con questo apparato (numeri della tabella di sopra) è del tutto evidente che non è possibile, non solo gestire i grandi eventi (Milano ha il picco delle Fiere: potremmo fare un gustoso podcast con i racconti della settimana del Mobile o della Fashion week!), ma nemmeno l’ordinario.

E i clienti chiamano, chiamano, chiamano, i taxi non si trovano, e i clienti restano a piedi!

Roma tra gennaio e luglio 2023, le richieste complessive sono aumentate da circa 985 mila a circa 3 milioni, e le richieste inevase sono passate da circa 155 mila a circa 1,3 milioni. La percentuale di richieste inevase, che tra gennaio e febbraio era intorno al 14-15%, a giugno e luglio è salita a circa il 45%.

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A Milano la percentuale di richieste inevase è sensibilmente aumentata in questi ultimi mesi, per arrivare ad oltre il 40% nei mesi di maggio e giugno 2023, ma anche che la percentuale di richieste inevase è stabilmente ben oltre il 20% lungo gli ultimi 12 mesi.

A Napoli le richieste sono più che raddoppiate tra marzo e luglio 2023 (da circa 144 mila a circa 291 mila) e, contestualmente, le richieste inevase sono più che quadruplicate (da circa 31 mila a circa 142 mila), con una percentuale di richieste inevase che passa da circa il 22% a quasi il 49%

Sintetizza l’Antitrust

In tutti e tre i comuni le richieste inevase rappresentano una percentuale importante delle richieste ricevute: si tratta, sostanzialmente, di corse taxi che avrebbero potuto essere effettuate qualora ci fosse stata un’offerta adeguata a soddisfarle.

Questo è il primo capitolo. Passiamo al secondo, quello dei turni non meno importanti e non meno interessanti.

Ciascun comune organizza i turni come vuole, ma solo Roma, tra i criteri di ripartizione, tiene conto dei flussi stagionali della domanda e della sua distribuzione nell’arco della giornata. L’efficiente Milano riconosce che “La distribuzione dei tassisti nei diversi giorni e orari di servizio è governata dall’interesse economico del tassista a lavorare in orari in cui è maggiore il livello di domanda rispetto ai livelli di offerta” .

A Napoli “I turni divisi in 4 slot (6-14, 8:30-18, 14-23 e 18-6) sono allocati in base ad una rotazione settimanale, secondo la quale i taxi sono suddivisi in 10 gruppi di circa 250 taxi ciascuno e ciascun gruppo è assegnato esclusivamente ad un turno”.

E siamo “alle iniziative dei comuni e le interlocuzioni con le cooperative e app“.

Il Comune di Roma ha richiesto alle principali cooperative radiotaxi i dati necessari ma tale richiesta non avrebbe mai ricevuto riscontro.

Nel 2019 ha prodotto lo studio “Prime valutazioni dell’offerta taxi di Roma Capitale rispetto alla domanda del servizio” che sottolinea la necessità di rendere più flessibili i turni di servizio, e un fabbisogno di 450 nuove licenze taxi”.

Il Comune di Milano ha richiesto a Regione Lombardia, competente in merito alla definizione e all’incremento percentuale del contingente unificato di bacino, un aumento delle licenze pari a 1.000. “Tale richiesta, insieme a quella dell’attivazione del taxi sharing, non sarebbe ancora stata riscontrata dalla Regione Lombardia”. Anche il Comune di Milano ha chiesto inutilmente i dati ai tassisti.

Infine Napoli. Il Comune ha nominato una Commissione Consultiva “per la valutazione delle problematiche connesse all’organizzazione del servizio taxi al fine di favorire l’interlocuzione con le diverse categorie”.

Una commissione che da consultiva diventa deliberante appena si tocca la ciccia: “in sede di variazione del numero delle licenze, delle norme regolamentari, delle tariffe, degli orari di servizio, e dei criteri per l’individuazione dei luoghi di stazionamento”.

Cioè non decide l’amministrazione ma la “commissione consultiva”!

Il Comune di Napoli ha riferito “di aver recentemente richiesto alle quattro società di radiotaxi presenti a Napoli (Consortaxi, Taxi Napoli, La Partenope, Desa Radiotaxi), le seguenti informazioni riferite al 2022: media km annui percorsi dai taxi; velocità commerciale media; numero medio di corse; lunghezza media della corsa; durata media della corsa”.

Ma qui le cose diventano curiose perché – scrive l’Autorità – “Contrariamente a quanto riportato dal Comune di Napoli, Taxi Napoli riferisce di non aver avuto nessuna interlocuzione con l’amministrazione comunale circa il livello di servizio offerto dai tassisti aderenti. Anche Radio Taxi Partenope sostiene di non aver mai ricevuto richieste di informazioni da parte del Comune, ma di aver comunque inviato (sin dal 2003) varie informative al Comune di Napoli circa le problematiche del servizio taxi che però non sarebbero mai state riscontrate adeguatamente”.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di fronte a questo abominio però indica la strada da percorrere

  1. I tre comuni devono adeguare il numero delle licenze taxi spingendo l’aumento oltre il tetto del 20% previsto da cd Asset (“i tre comuni non sembrano aver adottato iniziative concrete per fronteggiare il pressante problema dell’inadeguatezza delle licenze”) altrimenti l’offerta non è adeguata;
  2. L’intervento andrebbe effettuato con la massima tempestività e urgenza, attesa la permanente e grave situazione di criticità che caratterizza l’erogazione del servizio;
  3. Sarebbe auspicabile l’adozione di misure complementari aggiuntive rispetto all’incremento del numero delle licenze attive, come ad esempio la regolamentazione dell’istituto delle doppie guide (attualmente presente a Roma e Milano ma non a Napoli), l’implementazione del taxi sharing, l’efficientamento dei turni per renderli più flessibili, nonché l’esercizio di un monitoraggio attivo ed efficace da parte degli organi stabiliti dalle amministrazioni comunali sull’adeguatezza dell’offerta del servizio taxi e sull’effettiva prestazione del servizio stesso adottando adeguati meccanismi di controllo.

Per concludere: non è vero che bastano i taxi che sono in circolazione – come dicono le sigle del settore – c’è una grave carenza, la domanda (cioè i poveri cittadini) è largamente disattesa. Cioè c’è lavoro per molti e nessuno perde nulla.

 

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