Tempo di Pandemia, tempo di “buoni” affari

Ricordate lo sghignazzo di quei due soggetti nella notte del terremoto de L’Aquila che mentre la gente moriva si sfregavano le mani per gli affari che si sarebbero fatti con la ricostruzione?

Quante gente pensate si sia sfregata le mani dal 24 febbraio a oggi?

Man mano che il tempo passa e c’è la possibilità di leggere per intero i documenti del Governo – e non solo le agenzie – vengono fuori le prime perle.

Nella discussione in Parlamento sul decreto “Cura Italia” erano comparsi due emendamenti di Lega e Movimento 5 Stelle – due campioni del libero mercato – per sospendere la “portabilità” del numero: i proponenti giustificavano la proposta in nome del rispetto delle misure sanitarie per utenti e tecnici.

Tutta la storia è ben ricostruita qui da Wired.

I malvagi parlarono di una norma “salvaTelecom”: una stima di Intermonte, la principale investment bank indipendente italiana, prevedeva per Tim – sulle reti fisse – una perdita di 250mila clienti nel 2020, e 100mila nel 2021. Secondo valutazioni Ubs nel 2109 Telecom avrebbe perso nel fisso 974mila clienti.

E nel 2020 è entrata nel mercato delle Tlc Sky con una quota stimata di 1,5 milioni di clienti.

Nel mobile il 2019 è stato particolarmente pesante – sempre secondo le stime delle banche – per WindTre che a fine anno contava 3,3 milioni di clienti in meno, mentre Vodafone ne avrebbe persi 1,6 milioni e Tim 1,5 tutti a vantaggio dei nuovi operatori.

Quindi mettendo in fila le cose: cosa pensare? Qual è il problema sanitario del cambio di operatore?

E veniamo al cosiddetto “decreto Rilancio“: il tax credit per le vacanze da 500 euro non potrà essere speso presso le strutture prenotate attraverso le piattaforme tipo Airbnb.

Perché? Non certo perché come le fake news montate ad arte raccontano Airbnb non paga le imposte: Airbnb ricava da ogni singola prenotazione una cifra molto esigua e gira il resto ai proprietari (gli “host”) che pagano una cedolare secca del 21%.

In effetti Airbnb ha effetti moltiplicativi – l’integrazione al reddito degli host, la ristrutturazione di immobili spesso maltenuti, le piccole economie – sull’economia locale molto più importanti di altre strutture organizzate in forma capitalista e anche ha avuto quella flessibilità nel rispondere alla domanda di turismo dei weekend che altri non potevano avere (la cosiddetta filiera “low cost”): forse non ha la capacità di lobbiyng delle associazioni degli alberghi (a proposito negli ultimi dieci anni nelle grandi città turistiche quante nuove camere sono state costruite e chi le ha finanziate?).

Però se una famiglia di reddito medio-basso vuole impiegare i 500 euro del bonus vacanze prenotando su Airbnb non lo può fare.

Le notti del decreto hanno dato spazio alla mai doma lobby dei trasporti.

Nella pioggia di soldi per la mobilità ci si è dimenticati delle aziende dei bus che operano sulla lunga distanza, cioè quella che non ha finanziamenti pubblici.

Avranno forti limitazioni, come tutti, ma a differenza di tutti dovranno fare da soli.

Vogliamo fare un nome: Flixbus. Vogliamo ricordare qualche precedente?

«Sono state imposte forti limitazioni – prosegue il Managing Director di FlixBus Italia – per salvaguardare giustamente la salute dei cittadini e sappiamo che le misure di contenimento proseguiranno a lungo, lo abbiamo accettato con responsabilità e spirito di collaborazione. “Lo Stato dovrà farsene carico” aveva dichiarato la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli: ebbene, la smentita è nei fatti, lo Stato non se ne farà carico. Il Governo ha scelto di favorire alcuni e di lasciare morire gli altri. Per noi la prima conseguenza è che in queste condizioni i nostri servizi non potranno ripartire».

Di monopolio all’italiana in passato ho scritto anche qui e qui e qui e qui e qui

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