Thomas Cook, la prima vittima della Brexit di Boris

Thomas Cook

Thomas Cook è la prima vittima della Brexit di Boris Johnson e del clima di confusione che regna in Inghilterra.

Il tour operator è stato vittima del suo enorme indebitamento – 1,7 miliardi di sterline (quasi due miliardi di euro) maturati negli ultimi dieci anni – dovuto a una politica di acquisizioni di alberghi andata avanti fino a poco tempo fa che non ha tenuto conto di come il turismo nei paesi occidentali è cambiato negli ultimi anni con il modello delle compagnie aeree low cost, Airbnb (che non offre solo alloggi a buon mercato, ma soprattutto offre la facilità di trovare in un range molto ampio esattamente quello che si cerca andando molto oltre la migliore delle camere di albergo).

Da mesi la società cercava una via d’uscita che non fosse il fallimento. Ma i 200 milioni indispensabili per evitare il default nessuna banca si è sentita di metterli nel piatto: la nebbia che avvolge la leadership inglese sulla Brexit non offre nessuna garanzia.

Chi, sull’isola e nel continente, poteva mettere 200 milioni in una società inglese alla vigilia di una possibile rivoluzione dei rapporti tra Gb ed Europa che cambierebbe regole, procedure e soprattutto garanzie?

Nessuno. E appunto né banche inglesi, terrorizzate dall’hard Brexit, sia banche europee, che aspettano di finanziare le operazioni di smembramento delle controllate a cominciare da Condor, la compagnia controllata da Thomas Cook e di base in Germania.

 

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