Uccideresti l’uomo grasso?

Uccideresti l'uomo grasso?

E tu uccideresti l’uomo grasso?

Un carrello ferroviario fuori controllo corre verso cinque uomini che sono legati sui binari: se non sarà fermato li ucciderà tutti e cinque. Ti trovi su un cavalcavia e osservi la tragedia imminente. Tuttavia, un uomo molto grasso, un estraneo, è in piedi accanto a te: se lo spingi facendolo cadere sui binari, la notevole stazza del suo corpo fermerà il carrello, salvando cinque vite, anche se lui morirà. Tu uccideresti l’uomo grasso?

Questa è una provocazione -ma manco tanto come si vedrà alla fine – per parlare delle risposte Rischiatutto, cioè di come le discussioni quotidiane siano diventate tutto un click, dire subito qualcosa e poi cambiare tema!

Esempio: discussione sull’azzeramento delle rette degli asili nido. Naturalmente ottimo proponimento.

Elemento A introduce il tema spiegando che essendo il servizio degli asili nido gestito dai comuni, ai quali si paga la tassa per ottenere il servizio. Ogni comune naturalmente la decide secondo il servizio che eroga.

I cittadini pagano il servizio in ragione della loro capacità contributiva calcolata attraverso l’Isee, generalmente – ma anche questo varia da comune a comune – la fascia oltre 18mila euro paga l’intero servizio.

L’elemento A prova a spiegare che bisognerebbe risolvere il problema, anzitutto, della sperequazione tra i comuni che hanno asili nido pubblici e quelli che non ne hanno e per questo le famiglie si rivolgono a strutture private. E che si intendesse sostenere il nido in quanto sostegno alla famiglia occorrerebbe ragionare anche sulle rette pagate agli asili privati anche in presenza di asili pubblici con o senza lista d’attesa.

Poi, impavido, dei continui tentativi di interruzione dell’interlocutore che prova a introdurre elementi estetici nella discussione, prova a spiegare che – superati i problemi di cui sopra – lo Stato potrebbe evitare di ripartire l’eventuale fondo tra i comuni per abolire le rette introducendo per tutti la detrazione fiscale della retta comunque pagata – mezzo moneta elettronica – ai comuni che assicurerebbe la continuità del flusso finanziario per sostenere le spese del servizio (che per le sue caratteristiche sono ingenti) evitando che i ritardi della finanza pubblica possano in qualche modo creare problemi sulla continuità qualitativa al servizio medesimo.

L’elemento B a questo punto sbotta: “E’ troppo complesso, no è meglio ripartire i soldi”. Replica l’elemento A – depresso dalla inutilità della spiegazione – “Scusa a chi?”. Riposta soave: “Ai comuni, alle famiglie”.

Discutiamo di cento cose, proviamo a banalizzarle e a chiuderle in una frase. Abbiamo l’esigenza di intervenire velocemente, spesso privi di elementi informativi idonei per avere un pensiero informato, ma dobbiamo farlo. A patto che non sia qualcosa che ci riguarda in prima persona, Beh, perchè allora – ma solo allora – “la realtà è più complicata di un tweet”.

E dunque?

Torniamo ora all’uomo grasso. La domanda (Uccideresti l’uomo grasso?) può sembrare bizzarra ma ha impegnato i filosofi morali per oltre mezzo secolo. David Edmonds racconta in “Uccideresti l’uomo grasso? Il dilemma etico del male minore” (Raffaello Della Corte editore)  la storia curiosa di come gli studiosi hanno lottato con questo dilemma etico, proponendo un avvincente viaggio attraverso la storia della filosofia morale.

Molti pensano che sia sbagliato uccidere l’uomo grasso!

Ma perché?

Come mostra Edmonds, rispondere alla domanda è molto più complesso di quanto possa apparire in un primo momento.

E tu uccideresti l’uomo Grasso?

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