Uganda chiama, Sicilia e Basilicata rispondono

La Fontana del Ventaglio a Palermo

Uganda chiama, Sicilia e Basilicata rispondono? Domanda provocatoria. Ma fino a un certo punto.

Negli anni ’80, una crisi del prezzo del caffè causò carestie (e naturalmente grandi agitazioni e guerre locali) in Uganda, all’epoca (come oggi) uno dei più grandi produttori di caffè. Era talmente grande che – se non ricordo male (all’epoca scrissi un articolo sul quotidiano Conquiste del Lavoro – rappresentava circa il 98 per cento delle esportazioni.

Il crollo del prezzo del caffè comportò un crollo delle entrate di valuta estera (dollaro, prevalentemente) e una gravissima crisi economica.

La Sicilia e la Basilicata nel primo semestre del 2019 (ma come vedremo da alcuni anni) hanno lo stesso profilo di export dell’Uganda. In Sicilia le esportazioni variano al variare delle esportazioni dei prodotti petroliferi raffinati, in Basilicata al variare dell’export delle auto prodotte a Melfi da Fca.

Naturalmente entrambi i settori sono condizionati da variabili esogene: l’andamento dei mercati dei carburanti e le decisioni di pianificazione della produzione delle società proprietarie delle raffinerie, eventi geopolitici o anche problemi tecnici alla produzione; per le auto per esempio possono pesare i dazi Usa e le minacce di altri dazi o anche l’attività regolativa degli stati sulle emissioni che posso aprire o chiudere interi mercati.

Insomma l’export delle due regioni si gonfia e si sgonfia senza che localmente si possa fare niente! Come i prezzi del caffè dell’Uganda!

Le due regioni (insieme alla Calabria, anche se è una situazione un po’ diversa) hanno avuto la peggiore performance nel primo semestre del 2019 per le esportazioni.

Un grafico meglio spiega queste brevi note.

 

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