Un po’ di qua, un po’ di là: l’ideologia del nulla

Mi disse una volta un amico: “Fai attenzione con  le citazioni e gli aforismi. E’ conveniente prendere una frase qua e là, ma dietro c’è una costruzione che – inconsapevolmente – assumi e sei perfettamente cosciente di quello che ti carichi?“.

Quella frase mi torna in mente sempre più spesso. E’ quasi un tormento. Perché siamo immersi nelle citazioni e negli aforismi, nell’uso dei simboli.

Ciascuno costruisce la propria ideologia prendendo simboli, frasi e citazioni che più si avvicinano al proprio senso estetico-pratico.

Così, per esempio, quelli che si autodefiniscono liberali pescano a piene mani dagli scritti di Adam Smith mentre chi preferisce il “sociale” c’è un ampio ricorso a John Maynard Keynes.

O ancora quelli che ricorrono al vasto abbcedario delle religioni orientali ci inondano di profumi e colori.

Tuttavia quando si mettono insieme le cose, i ragionamenti non reggono: un “giustizialista liberale” è una contraddizione in termini, così come un liberale asserragliato sul monopolio della scuola pubblica.

Sarebbe più semplice proclamare quello che si è senza prendere a prestito frasi e simboli altrui.

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